Esperienze da fare prima dei 30 anni: sentire le voci e lo svenimento

Quando sto male, intendo fisicamente male, non un po’ giù o menate varie, intendo male male, altro che simil depressina o voglia di coccole, ma che sto male che ho i crampi e non riesco ad alzarmi da letto sento le voci.

E qui uno potrebbe dire: essi che stai male proprio bella mia, ma mi spiego.

Non sento le voci dei morti, dei defunti famosi (anche se orso si ricorda ancora delle mie chiaccherate notturne in sogno con gli ultimi morti famosi in una spiaggetta tropicale) (nessuno che mi dia mai dei numeri, peró) no no no. Io sento le voci di gente viva, anzi vivissima, ovvero la voce di mamma.

Che uno dice, ma che bello, senti la mamma come se avessi bisogno della sua protezione materna, stile “un bacino passa la bua”… ecco se uno pensa questo significa solo una cosa: non ha mai conosciuto mia madre.

Mia madre é per definizione del mio concubino la prima volta che l’ha vista “ruspantissima”.

E’ abituata che le si dia sempre ragione e quando non ce l’ha fa come con la precendenza, SE LA PRENDE. Sua infatti è la famosa (in casa mia) massima ” ea precedenza sè de chi che sea toe”.

Io un po’ li invidiavo gli altri bambini quando ero piccola. Loro appena avevano un accenno di mal di pancia venivano subito lasciati a casa.

Io no.

Anzi, vi presento Miss 5 assenze in 5 anni. Due giorni dei quali ero in ospedale, quindi mamma non avrebbe proprio potuto rifiutarsi.

Mio fratello aveva ovviato al problema falsificando la firma di mamma fin dalla più tenera età (gli annali rimandano di abili doti fraterne a partire dagli otto anni). Io invece, che sono sempre stata rispettosa delle regole (e infatti guarda dove sono finita a vivere) non ho neanche mai provato. Avevo mal di pancia? “Ti passerà”, era la risposta di mamma, mentre mi infilava il grembiule delle elementari. Avevo sangue da naso? “Uh, che sarà mai, guardi l’uccellino e ti passa” (chissà se è da imputare a questo quel mio precoce interesse per ehm… l’ornitologia). Avevo un ginocchio con i punti perchè ero caduta in bici dove c’erano i sassi e me ne erano rimasti (attenzione scena pulp) dentro? “Uh, che sarà mai, la testa è ancora buona”. E cosí, riposte ferme e invariabili per elementari, medie e superiori.

Insomma rimanere a casa da scuola non era contemplato. Dovevi essere con i polmoni in mano secondo lei per giustificarlo, ma io ho sempre temuto che anche con i polmoni in mano non sarebbe stato possibile godere del mio letto.

Poi si cresce, si diventa grandi, per fortuna avevo una classe piacevole e tutto sommato a stare a scuola mi divertivo pure (ebbè, me l’ero pur sempre scelta io!) ma non avevo considerato il male supremo di ogni donna: il ciclo.

No, tranquilli, questo non è un post sul ciclo, anche perché, chissà perché i maschietti si agitano ogni volta che se parla, come se a me avesse fatto piacere stare con uno scimunito che in un attacco di gelosia aveva dato un pugno al muro ed era rimasto con il gesso tre mesi. No vabbè, ma uno con il gesso che non ti può abbracciare per tre mesi va bene, una che sanguina per cinque giorni no, uh, che schifo.

Dicevamo: io divento grande e ogni mese sono dolori. “Posso restare a casa?” risposta: “No!“. Variante:“Bevi un bicchiere d’acqua, ti passerà“, estrema variante: “Tutte le donne hanno il ciclo, non vedo perché tu dovresti smettere di lavorare, studiare, vivere, su, ti passerà!”.

Ma io non mentivo. E infatti ecco alle prime visite un po’ più attente il parolone: dismenorrea. Succede ad una donna su dieci. Sì, buongiorno, ecco la fortunata, in carne ed ossa. Vuol dire che si viene trafitte da dolori lancinanti. In genere è così: sudori freddi, brividi, crampi, impossibilità a muoversi. Non succede (grazie a Santiddio!) tutti i mesi, ma quando succede e malauguratamente sono in giro non bastano (ah, pivelli!) i buscofen, i bicchieri d’acqua, le respirazioni lente, le tazze del water a portata. Devo essere ricondotta a casa, se possibile un’iniezione di oki e a marcire sul letto fino al giorno dopo. In casi estremi due giorni.

Ecco, quando mi succede nella mia testa sento la voce di mia madre (anche conosciuta come la minimizzatrice) che mi dice” uh, che sarà mai, ti passerà”. Quando sto veramente male la voce dice: “bevi un bicchiere d’acqua: ti passerà”, quando proprio sono prostrata dal dolore la voce dice: “beh, tutte le donne hanno il ciclo, non sei mica l’unica. A tutte fa male, mica devi smettere di vivere”.

Quindi non posso neanche godermi (si fa per sdrammatizzare) il mio momento di malessere che mi devo pure sentire in colpa, con la voce di mamma in loop nella testa.

Oggi stavo male. Molto male.

E ahahah, dovevo andare a lavorare in cinque posti diversi. Quindi da brava ho avvertito tutti e sono stata a casa. Ovviamente in questi giorni sono a casa da sola perché in un impeto di introvabile bontà ho autorizzato l’Orsetto ad andare in Italia a sfondarsi con i suoi amichetti. Ma vabbè, sono stata male dalla verde età di dodic’anni, mi conosco. Massì, dai, no panic, ho le medicine. Vero? Vero che ho le medicine? Sì, dai, saranno nel cassetto, e poi sono sparse per le borse, tranquilla. Primi crampi, tutto sotto controllo, ora mi faccio un tè e pace. “Uh che sarà mai, ti passerà” dice la vocina. Ancora crampi. Più forti. Ora mi prendo qualcosa.

Non ci sono le medicine. In casa ho solo moment act. Non so se ridere (moment act è come quando hai sete da morire e ti offrono un caffè -cit.-) o mandarne giù circa cinquecento.

Sudo.

Ok, no panic “bevi acqua, ti passerà” dice la voce di mamma nella mia testa.

Eseguo. Le moment act anche dette mentine non sortiscono nessun effetto. Sudo. Sudo tantissimo. Sono praticamente in sauna.

Mi alzo per andare verso al letto.

Crampi. Un  passo. Ho freddo.

Due passi. Crampi. Sudo.

E’ tutto nero.

Non vedo niente.

Panico.

Non vedo niente davvero.

Sudo tantissimo.

I crampi sono fortissimi.

Le gambe le gambe le gambe le gambe…

Urlo.

Dopo pochi (spero) minuti mi risveglio: sono a terra, non sento nessun muscolo, faccio fatica a capire cosa c’è attorno e come muovermi. Espira, inspira. Espira “uh che sarà mai ti passerà” Inspira Espira “che sarà mai un caz*o, porca miseria!” risponde la vocina nella mia testa, Inspira. Respirone. Muovi la mano. Tocca il muro. E’ freddo. Avvicinati. Le gambe ancora non lavorano perfettamente. Striscia. Appoggia la testa al muro. Inspira. Espira. Calma. No panico “ti passerà”. Calma. Non avere fretta. Sudo. Le mani sono ghiacciate. Ma io continuo a sudare. Dopo qualche minuto che a me sembra un’eternità mi aggrappo allo stipite della porta e come un elefante raggiungo il letto. Crollo. “Uh ti passerà”.

Dopo mezz’ora i sudori iniziano a diminuire e io mi sento un po’ meglio.

E cosa faccio?

Telefono a mamma.

Cerco di rimanere calma: “mamma, sono svenuta: COSA DEVO FARE? QUI NON PASSA PER UN C**ZO!” Cerco di mantenere la calma ma dopo pochi minuti scoppio a piangere dallo spavento: “mammaaaaaa ero a casa da solaaaa, ho urlatoenessuno è venuto a bussarenientediniente, qui potrei anche morire e nessuno se ne accorgerebbeeeeee!”

(Subito dopo ho ovviamente telefonato melodrammaticamente al concubino “ecco tu te ne vai e io svengo tirendicontocheavreianchepotutomorireeeee e tu tisarestisentitoincolpatuttalavita???? Eeeeh??? E non sei neanche un po’ preoccupatoooo???” con la sua povera faccia silente che esprimeva palesemente il concetto: dalle urla mi sembra che tu ti sia ripresa benissimo).

Ovviamente mamma si è presa uno spavento anche lei (eh beh, è il minimo! Per contrappasso), poi mi ha richiamato, adesso tutto sotto controllo (uaahhaha, per quello che si può dire).

Insomma, non so se c’è una conclusione o una morale a questa storia ma io mi sento di dire che: semmai avrò un figlio e mi dirà di avere mal di pancia, io gli crederò.

Mi fa troppa paura pensare di poter rimanere come voce vagante nel suo cervello quando sarà grande.

Comunque, se non si fosse capito: io voglio bene alla mia mamma.

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