Continua

Ieri dovevo andare in un posto dove non ero mai stata, fuori città, dovevo addirittura prendere il treno. Che detto così fa ridere, il treno. Chissà che gran cosa, il treno. E nevicava. Tantissimo. Il vento mi frustava le guance e io volevo andarmene a casa. Ma c’era questo incontro, fuori città, dovevo andarci e non potevo più tirarmi indietro. La persona che mi doveva accompagnare aveva pensato bene di mandarmi un messaggio alle undici di mattina per dirmi che aveva la febbre: sarei ndata da sola.

E faceva freddo. La minima a meno sette e la massima a… meno due. E nevicava. E c’era il sole, è vero, ma non riuscivo a sentirmi contenta mentre fissavo il marciapiede per non scivolare. E mentre cercavo dei cartelli che mi indicassero dov’era la stazioncina sperduta dove avrei dovuto prendère il treno.

E sempre con questo stato d’animo di “chi me l’ha fatto fare, appena torno a casa mi sdivano fino a sera con la coperta fino alla fronte, su su su” arrivo alla stazione, cerco dic apire qualcosa tra gli orari e le destinazioni, scendo al binario. Mi guardo intorno. C’é una ragazza con il velo, una con una sciarpa gialla da studentessa alternativa e tanta tanta, tanta altra gente. Guardo il binario. Tra pochi minuti arriverà il mio treno. Il mio primo treno fuori città.

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