Great expectations (ovvero di quella sera che mi sono girata ed ho detto: un inverno qui vale come cinque italiani, cinque inverni qui e io non sarò più fertile, anche se mi sembra chiaro che dal momento che ti sei messo con me tu di figli non ne volessi proprio avere. Ma forse mi sono sbagliato, ha risposto, magari facciamo solo due anni, ha aggiunto. Prega che il prossimo non sia bisestile, ha pronunciato una voce alle sue spalle. Gli ho fatto credere che fosse la sua coscienza) E invece è un post allegro. C’eravate cascati, lo so.

Quando una si sveglia alla mattina e vede che la temperatura è meno tredici al quindici di marzo, poi si dimentica che esistono anche le cose belle.

Quando una esce di casa e sente che ha congelato anche il reggiseno, si dimentica delle cose belle.

Eppure ci sono.

Una è che mi hanno dato un feedback con scritto “exceeding expectations” ed io sò contenta. Che uno dice: e non ti vantare. Ma io se non mi posso vantare nei cinque metri quadrati del mio blog dove mi posso vantare? E infatti. Ce l’ho per quello il blog.

Un’altra è che ho l’orsetto più orsetto del mondo e che mi vuole tanto bene. Così tanto che mentre io gli lascio scritte sul frigo frasi come “Ciao orsetto disegno di un orsetto e di un cuoricino” o “quando torno sappi che avrò bisogno di coccole” lui per tutta risposta sul frigo scrive “Svompt” che non è un modo di dire ti voglio tanto bene che hanno gli adolescenti di oggi. No. E’ l’ordine della struttura della frase in inglese. E cosa c’entra con l’amore? Niente. E infatti.

Un’altra è che sto iniziando ad avere un po’ “un giro” di persone con cui andare a fare la fika ogni tanto (ovvero ingozzarmi di schifezze) (“amore, sto diventando una balenottera!” “eppure non mi sembra che tu mangi di meno” “non è questo quello che mi dovresti rispondere” “amore, volevo dire: non sei affatto una balenottera.” “bravo” “ma non è che magari ti crescono pure le tette?” “Neanche questo fa parte delle cose che dovresti dire” “ok taccio” “bravo”) e questa settimana non ancora finita sono uscita con ben (udite udite) due! Due! Due persone diverse! Chi l’avrebbe mai detto! Picchi di socialità elevatissimi in quel di Svezia. Forse sono uscita con più persone io nell’ultima settimana che uno svedese nella sua vita media. (disclaimer: è una battutaccia, lo so, popollo zvedezze no ha nien-tè difè- ttì! PErfekto. Ja)

L’ultima e poi vado a nanna che domani i bimbi hanno compito alla prima ora (uahahahahhahahah) (chiusa parentesi di ludibrio) (vabbè dico questa e poi basta: uno degli esercizi inizia così “ciao, mi chiamo Stefan, Stefan El Shaarawy”) ho fatto la mia prima conversazione INTERAMENTE in svedese.

Una signora alla fermata dell’autobus mi ha chiesto: cinquantasei? ed io ho risposto con l’aria di quella di eh signora mia, non ci sono più gli autobus puntuali di una volta: sì, cinquantasei.

Ho finito.

Buonanotte.

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4 pensieri su “Great expectations (ovvero di quella sera che mi sono girata ed ho detto: un inverno qui vale come cinque italiani, cinque inverni qui e io non sarò più fertile, anche se mi sembra chiaro che dal momento che ti sei messo con me tu di figli non ne volessi proprio avere. Ma forse mi sono sbagliato, ha risposto, magari facciamo solo due anni, ha aggiunto. Prega che il prossimo non sia bisestile, ha pronunciato una voce alle sue spalle. Gli ho fatto credere che fosse la sua coscienza) E invece è un post allegro. C’eravate cascati, lo so.

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