Mali da debellare: “non volevo fare quella che”

In questi giorni ho ripensato spesso a quello che io ritengo uno (se non l’unico) punto in comune del genere femminile ed è “non volevo fare quella che”.

Oltre ad essere il nostro minimo comune denominatore è anche un gran portatore di infelicità, insicurezze, paranoie e ansie (nella vita sentimentale ma anche nella vita in generale) quindi secondo me dovrebbe essere come per le malattie pericolose: individuato, curato e debellato immediatamente con diagnosi precoce.

A me personalmente, ha portato solo a fare grandi cavolate (di cui poi mi sono pentita, senza se e senza “ma è tutta esperienza”, no, mi sono proprio pentita punto e basta) e così ho stilato una lista (nelle mie lunghe elucubrazioni sotto la doccia – no, non pago io la bolletta dell’acqua-) per ricordarmene per il futuro e per avere un testo di riferimento a mano per le mie amiche.

Quindi, giovane donna che sei per caso capitata su questo blog: iniziamo.

“non volevo fare quella che” si fa sentire per prima.

Qui si apre un mondo di percezioni di sè completamente sbagliate. Lo volevi fare o non lo volevi fare? Lo volevi sentire? E allora lo dovevi chiamare. Non lo volevi sentire? E allora perchè devi dire che non volevi fare quella che chiama per prima quando in realtà puoi dire che non te ne frega di chiamarlo? Vuoi invece che ti chiami lui? E allora devi aspettare che ti chiami lui. E potrebbe non farlo mai. (E qui comunque c’è da dire che se lui è di quelli che “non ti chiamerà mai”, almeno chiamandolo tu ti sarai levata il pensiero -che non ti vuole- prima visto che alla prima chiamata tua che dice: Ciao sono Carla lui avrà risposto Carla chi?)

“non volevo fare quella che” se ne tromba uno una sera e poi basta e allora l’ho chiamato il giorno dopo.

Ma scusa: ma te lo sei trombato? Ti è piaciuto? Sì, no, forse? Bene. Comunque hai deciso che è stata una cosa così, di passaggio, senza implicazioni. Bene. Non lo vuoi più vedere, è stato simpatico, arrivederci e grazie. E allora perchè l’hai chiamato???

“non volevo fare quella che” ci tiene a San Valentino e alle date e alle ricorrenze e agli anniversari.

Senti: se sei a questo punto significa che sei in una coppia e che presumibilmente hai intenzione di rimanerci. E allora mi spieghi a che pro dire al tuo lui che a te non piace una cosa quando invece ti piace? Lo sai l’unico risultato possibile? Quello che lui ci creda veramente e pensi davvero che a te non piace né interessa e continuerà bellamente a dimenticarsene mentre tu starai a sbattere al testa tutto il tempo dicendo “perchéééé non se ne ricorda maaaaai” con corollario di chiamate alle amiche in cui ti sfoghi (e loro ti danno ragione, perché si sa, questi uomini pensano solo a se stessi e alla Play)

“non volevo fare quella che” pensa subito ad una cosa seria.

Ma la vera domanda da porti è: ci pensi? Ci pensi veramente ad una storia seria con uno che hai appena conosciuto? Sì? E perché? Perché ti piace proprio tanto o perché hai bisogno di stare con uno random tanto per non sentirti sola o perché [inserire eventuali]? Se davvero stai pensando ad avere una storia seria (con lui o chiunque) l’unica strategia veramente vincente è se proprio non vuoi “fare quella che pensa alle storie serie” almeno, cribbio, non metterti “a fare quella che” vuole solo cose allegre da una botta e via e senza impegno perché poi se lui ti pianta dopo due uscite non è che ha tutti i torti: sei tu che gliel’hai detto.

“non volevo fare quella che” ci tiene alla linea.

Ma perché? Ma tu ci tieni? Sì? Ieri sera invece dell’hamburger ti saresti presa un’insalata ma non ce l’hai fatta perché avevi paura che poi gli altri pensassero che ci tengo alla linea… ma la domanda è: ma chi se ne frega? E allora? E anche se ci pensano? E anche se dovessero credere che sei una che ci tiene alla linea? Tanto non ti preoccupare: quando arriva il cameriere per le ordinazioni si sono già dimenticati non solo di cosa prendi tu ma anche di quello che prendono loro. E se non dovessero dimenticarsene… lasciatelo dire sorella: esci con della gente veramente noiosa.

“non volevo fare quella che” crede che sia una storia seria, e allora continuo a ribadire che lui non è il mio fidanzato.

Questa è una tra le migliori e le più diffuse. Anch’io confesso che ne ho fatto spesso uso. Dietro a questo ci sono sempre precedenti scottature dovute a storie serie lunghe e ansiogene ma sorella, sappilo: se continui a non volerlo chiamare fidanzato lui potrà comportarsi in due modi. Non chiamarti, a sua volta, fidanzata, ma fare tutto esattamente come se lo fossi oppure comportarsi esattamente come se lui non fosse proprio un fidanzato. (Corollario: poi non ti lamentare della corna)

“non volevo fare quella che” si incaz*a se lui va a vedere la partita con i suoi amici.

Amica, sorella, giovane donna, un solo parere, corto ma pregnante: no. Non funziona così. Se tu intimamente ti scocci e ti dà un immenso fastidio che lui esca a vedere la partita con i suoi amici glielo devi dire. Ma non si tratta di fare quella che o altro, è solo e semplicemente quieto vivere da ora e per il futuro insieme. Sei davvero disposta a tollerare per tutti i campionati che verranno (e oltre ai campionati ufficiali ci sono le coppe, e i posticipi e gli anticipi e il campionato spezzatino e il calciomercato d’estate e il calciomercato a gennaio e gli altri calciomercati europei che non si chiudono quando si chiudono i nostri e le dichiarazioni postpartita, e gli europei e i mondiali d’estate e il campionato svedese da aprile a novembre*…) che lui faccia una cosa che a te sta sulle palle da ora? La risposta è, nel caso in cui tu non sia convinta o non sia sicura della risposta, te la dico io: no. No, semplicemente perché tu vuoi una vita di coppia e non la puoi avere come vuoi se non ti piace il calcio e stai con un tifoso. Punto. Rendere chiara la tua posizione il prima possibile ti porterà probabilmente ad una imminente rottura ma ad una duratura felicità con uno più simile a te. Sei in coppia per essere felice, non per soffrire, checchè te ne dica la nonna.

“non volevo fare quella che” è gelosa.

Uahahhaha. Qui partono le grosse risate. Sei gelosa? Sì? ti dà fastidio che lui abbia una rubrica telefonica composta solo da numeri femminili? Che abbia quattro quinti degli amici su facebook con le poppe di fuori? Che consideri il venerdì sera la serata da passare con gli amici in discoteca? Ti dà fastidio e non glielo hai mai detto? Sorella… che ti devo dire io? Come si direbbe in Veneto: fattene in conto.

– “non volevo fare quella che” [da completare a piacere]

– “non volevo fare quella che” …

– “non volevo fare quella che”…

– “non volevo fare quella che”…

– “non volevo fare quella che”…

– “non volevo fare quella che”…

– “non volevo fare quella che”…

– “non volevo fare quella che”…

 

 

Mi sembra sia ormai pacifica la mia posizione a riguardo: la percezione che abbiamo di noi stesse non si basa sulle noi stesse reali (che magari siamo gelose o cazzone o non lo siamo etc etc) ma su quello che riteniamo dovremmo essere per piacere di più in società.

Ma si può sapere in quale palcoscenico recitate?

Qual è il teatro che vi paga per fare le attrici?

Se non siete attrici di professione (e quindi stipendiate per fingere di essere chi non siete) non conviene passare la vita a pentirsi di non aver messo le cose in chiaro solo per “non fare quella che”.

Non conviene proprio.

Secondo me, siamo molto meglio autentiche.

Molto più appetibili, molto più sinceramente serene.

Quanta serenità e quanta assenza di paranoie deriva dal comportarsi in modo coerente con noi stesse prima che con l’immagine (spesso sbagliata) che vogliamo dare di noi? Quante energie inutilmente sprecate a fare finta di essere qualcuna per tutta la vita quando poi in fondo, basta ascoltare un po’ di più chi siamo davvero e quello che vogliamo davvero?

 

Vi chiederete da dove arrivi tutta questa saggezza…

(anch’io)

Se avete mai letto Oscar e la Rosa di Schmitt, sapete che sono già entrata nella terza età. E quindi mi posso permettere i consigli da vecchia.

 

*Ok, questo forse riguarda solo me…

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Un pensiero su “Mali da debellare: “non volevo fare quella che”

  1. lisecharmel ha detto:

    sono abbastanza d’accordo sull’assunto finale, solo una cosa no: non chiamo mai per prima (va be’, ora che sono sposata il problema non si pone). la verità è che se un uomo non ti vuole chiamare mai, te ne accorgi proprio dal fatto che non ti chiama. mentre in genere uno che anche ti vorrebbe chiamare, se lo chiami tu si trova la pappa pronta, perde il gusto di conquistarti e si siede (gli uomini si siedono sempre) oppure va in giro cercando la prossima preda.

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