I pensierini

Siccome in questi giorni la mia media è di undici a uno (ore lavorative e ore di relax – come i più arguti osserveranno: esattamente l’opposto di come dovrebbe essere nella mia testa) non riesco a dotare questi spunti di cappello introduttivo, svolgimento, argomentazioni, chiusa. Quindi restano così, come le rose che l’Orsetto mi ha regalato per San Valentino (di cui mi sono accorta dopo venti minuti dall’essere arrivata a casa e no, la nostra casa non è così grande, soprattutto visto che sono state per tutto il tempo a un metro da me) ovvero belle, non necessarie, ma lì senza troppa cura. (Nessuna, povere)

1) L’offesa “nazionale”. Leggo un libro che parla di Svezia e sorpresa, parla molto anche del rapporto con l’Italia. Scritto da un anglosassone, quindi teoricamente neutro. E mi trovo che gli italiani sono definiti conservatori, cattolicissimi, romantici e balbalbla. Insomma, mi sento quasi offesa. E mi chiedo: da cosa nasce quest’offesa? C’è un limite oltre il quale scatta il nervo nazionale? A me, poi? Qual è? E questo nervo impedisce di essere obbiettivi? Se sì, perché? Siamo davvero come ci descrivono? E se diciamo di no, è vero o è solo una posa per poi poterci lamentare tra di noi e basta? Perché ogni osservazione sul nostro Paese ci porta a questo tipo di reazioni? Cosa sentiamo di dover difendere? In fondo, un Paese è già lì quando nasciamo. Non dipende da noi. Non possiamo sentirci fieri o orgogliosi, non dipende da noi nascere. Al massimo fortunati per essere nati in un posto dove c’era da mangiare, non c’erano guerre e si poteva corteggiare qualcuno, dire parolacce, parlare male del governo e mangiare carne di ogni tipo di animale senza finire in carcere. Ma non dipendeva da noi.

2) Il fastidio e l’antipatia. L’antipatia, così mi è stato inculcato un giorno di seconda liceo, sembrerebbe nascondere l’invidia. Ora quindi mi trovo a pensare che ci stanno antipatiche le persone che vorremmo emulare, o che sentiamo affini ma non ci vogliono o che sono come noi ma lo sono meglio. Il fastidio invece è quello che proviamo per persone random che si comportano in modo sgarbato, imbarazzante o ridicolo. Quindi, a me non sta antipatico Berlusconi, non sta antipatico Grillo, non stanno antipatici Belen, Corona etc etc. Mi danno fastidio se li vedo in televisione o se se ne parla. Ma non mi sento toccata. Mi sembrano tutti così distanti. In realtà sto provando a farmi venire in mente un esempio di persona che mi stia antipatica davvero e non mi viene. Wow, una vita dedicata ad essere buona e vedi che prima o poi i risultati si raggiungono.

3) La fatica e il mestiere. Quando si lavora, si fatica. A casa del convivente i due verbi sono sinonimi. Nella mia testa invece lavoro, anche se è fatica, è soprattutto volizione. Siccome ho fortemente desiderato fare quello che faccio, sento la fatica ma cerco di non darla a vedere. Questo non vuol dire che non sia stanca o che non mi scocci. Anzi. Eccome. Pensa come sarebbe se facessi pure qualcosa di sgradevole.

4) Silenzio e interruzioni. Quando le persone non si fanno più sentire, penso peccato ma penso anche che sollievo perché se non si fanno più sentire vuol dire che qualcosa è andato storto. (Mi sento sempre un po’ in colpa quando penso che sollievo perché vorrei tanto essere una buona, che sta con tutti e parla con tutti e ti cerca quando le cose vanno storte. Ma poi passa il tempo.) Quando però dopo tanti anni queste persone non solo rompono il silenzio, ma lo fanno in virtù del fatto che mi considerino un’esperta (…) dell’estero chiedendomi consigli e pareri su spedizioni tanto insulse quanto rischiose io capisco che a pensare che sollievo non dovevo sentirmi in colpa.

5) La distanza e l’unione. In questi giorni dormo da sola. Poco, ma da sola. Il portatore sano del mio carico d’amore è in Centro Europa a fare finta di lavorare mentre io sono qui a lavorare sul serio (uahahah) e così mi sono guardata intorno. Ed ho visto cosa siamo diventati in questi cinque mesi. Siamo tanto diversi da quella coppia che ci teneva a fare questioni di principio su una marea di cazzate. Siamo uniti.
Siamo bellissimi.

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5 pensieri su “I pensierini

    • virginiamanda ha detto:

      🙂 ma mica te la deve dare nel genere maschile da solo! Il genere maschile deve essere ben coaudiuvato da un genere femminile forte e presente, altrimenti non si ottiene nessun risultato! 😉

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