Che bello è quando c’è tanta gente e la musica la musica…

Penso che dovrei scrivere.

Penso che farò come se nessuno mi dovesse leggere, perchè sono le tre e mezza di notte, domani devo fare cinque ore in tre lingue diverse, traducendo le difficoltà in una quarta lingua e muovendomi in un posto dove ne viene parlata un’altra ancora (la quinta).

Forse neanche lo pubblicherò, ma mi sento come quando facevo la terza superiore, e non avevo studiato abbastanza e c’era sempre troppo Cartesio da sapere, troppi congiuntivi spagnoli da mandare a mente, troppi bateux ivres (é l’ipad non ho voglia di cercare accenti, figuriamoci circonflessi) da mandare a memoria e io non riuscivo a dormire, e allora per non svegliare mia sorella mi sedevo sul pavimento del bagno, schiena al termosifone e ripassavo. Controllavo il cellulare, controllavo l’ora. Passava mezzanotte, passava l’una, passavano le due, e mentalmente facevo i conti: finisco il paragrafo e vado a dormire, cosi ho cinque ore (io neanche adesso che sono “grande” riesco a pensare di “dormire cinque ore” come un tempo sufficiente, per essere sana e reattiva ho bisogno di almeno nove se non dieci ore.

Finisco la pagina e vado a dormire, e sono le due e mezza, dai che ho quattro ore e mezza per dormire e poi alla prima ora non interroga e posso ripassare, no ma c’é inglese e quella mi vede, allora aspetta, magari interroga e allora posso finire, e sono le tre e ho quattro ore e non ce la faró mai… speriamo che domani papà mi porti a fare colazione e poi casomai ripasso in macchina.

Ecco, é passato il tempo, e magari ormai sarei pure dall’altra parte ma é lo stesso, mi convinco che non mi importi,c he me ne fregheró, che adotteró la solita faccia di tolla ma poi all’ultimo non ce la faccio, e devo usare un surplus di energia per riuscire ad arrivare secondo i miei piani alla meta.

Mai che mi sia venuto in mente di avere dei piani troppo alti, great expectations era un romanzo di Dickens in cui che facevano i protagonisti? Non me lo ricordo. E infatti in inglese mi diede otto a fine anno. Peró con tutto quel Cartesio almeno il dieci in filosofia me l’ero meritata.

 

Ma qua sembra che non ci sia nessuno a dirti brava, a darti voti. 

Non c’é nessuno a dirti brava quando ti svegli la mattina e ti devi vestire mentre i vicini trapanano a partire delle 7 del mattino, non c’é nessuno a dirti brava se passi l’aspirapolvere o fai il letto, che invece di essere banali incombenze sono assurdi vezzi che hai rubato al tempo che ti serviva per preparare il lavoro o studiare.

Non c’é nessuno a dirti brava quando scivoli appena fuori dalla porta, quando calpesti la neve che non smette mai, quando ti arriva il vento in faccia e tu vorresti solo tornare dentr al piumone e dire che in fondo Cartesio, studiato tutto in francese, non era poi così male.

Non c’é nessuno a dirti brava, a darti la pagella a dirti sorridendoti te lo sei meritata, anzi, ci sono i tuoi che ti chiamano da Skype dopo essere stati una settimana in vacanza per dirti che ora si ricordano di te e che no, non dovresti lavorare così tanto, che sennò poi, lo svedese quando lo impari?

Non c’é nessuno a farti l’applauso quando capisci che strada fare in mezzo ai campi di neve nella periferia in mezzo a costruzioni tutte uguali sovieticamente regolari e orrende e trovi le chiavi e non sbagli strada.

E non c’é nessuno a dirti non ti preoccupare, quando invece sbagli strada e sei in mezzo a gente che non ti guarda in faccia e che non ti capisce e tu vorresti solo sederti per terra e piangere e dire ma chi me l’ha fatto fare?

E invece non lo fai, uno perché per terra c’é la neve da ottobre (da quattro mesi, per dire) e quindi fa freddo metterci il deretano, due perché hai una “posizione sociale” che non lo permette, è da te che dovrebbero venire gli altri a chiedere informazioni, a chiedere aiuto e tu dovresti essere disponibile e sorridente e amabile, e tre, perchè hai una maledetta cosa dentrro che ti fa relativizzare e comparare ogni singola stramaledettissima esperienza e parte subito a redarguirti” eh, eh no, non puoi mollare, non puoi crollare, ma non é vero che stai male, e non vorrai fare quella che non ce la fa, in fondo non è successo niente, hai un lavoro (unoooooooo??? ne ho almeno, aspetta che conto…sette diversi e sto correndo come una scema a tutte le ore del giorno e pure della notte!!!!) hai un tetto sopra la testa, hai un fidanzato che ti vuole bene nonostante da quando siete qui ti siano diventati i capelli ancora più creapi ed alla notte tu non ce la faccia a dormire, non ti puoi lamentare, in fondo anche in Turchia ce l’avevi con tutto e tutti e poi guarda, ti é piaicuto, in Spagna no, va bene, ma là partivi con uno spirito diverso, eri più positiva, più ottimista, in fondo basta solo sorridere un po’ di più, farsi scivolare le cose addosso, essere più positivi, più sereni, insomma, non sarai diventata grande per fare ancora l’adolescente che frigna?

E io so che quella parte di me ha ragione, è solo così dannatamente difficile trovare un equilibrio quando hai sul groppone quattro ore di metropolitana al giorno, tre ore di preparaIone al computer, almeno cinque ore di lavoro, intrattenimento del cliente (non é quello che sembra), intrattenimento del convivente (é quello che sembra), magari la minima pulizia di se stessi e della casa e la camminata continua, perpetua, sotto la neve che cade, sopra la neve che é già caduta, e dimentichi i guanti e non sai più in quale sede di lavoro li hai lasciati, e devi puntare una sceglia e mettere i promemoria nel calender perchè tutto é mutevole e soggetto agli imprevisti e la schiena ti fa male perchè hai portato le borse con i libri e sei stata sfiancata dal vento ed é così difficile essere positivi.

E ad un certo punto, la tua priorità diventa così tanto te stessa che rishci di dimenticare che una delle tue più care amiche é in crisi col fidanzato e le altre le senti se va bene una volta al mese.

A volte ti dimentichi pure di chiedere al concubino com’é andata la giornata, così impegnata ad ottimizzare i tempi per la cena per lasciare spazio alle altre attività lavorative del dopocena che durano fino all’una e ricordarsi di impostare la sveglia che é diversa ogni giorno, ma intanto ci penseranno i trapani.

E poi che fastidio che mi do da sola, sembra che io voglia fare la vittima, insomma se non ti piace tornatene, mi sembra di sentirli gli uccellacci del malaugurio, pronti a toglierti il palo se tu stai cercando di risalirlo per la cuccagna, ma insomma, saró pure in diritto di lamentarmi ogni tanto? Sembra quando i miei mi rimproverano e mi rinfacciano che “quella volta Baden Baden che hai perso l’aereo’ si vabbé grazie, ma quanti stracaz*o di aerei ho preso in vita mia senza perderli? Ma ogni tanto se ne perdo uno chi se ne frega? Ma se non viaggiassi mai oerderei aerei? No! Risposta:no! 

E chi non viaggia, non perde aerei, e chi non viaggia non ha di che lamentarsi e io ogni tanto, ho bisogno di lamentarmi, sennó mi rimane tutto fermo qui e la schiena dopo mi fa male.

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5 pensieri su “Che bello è quando c’è tanta gente e la musica la musica…

  1. lafiammiferaia ha detto:

    Anche io al liceo studiavo fino a tardi(ssimo). Ora che mi ci fai pensare, non so come facessi ad essere attiva e reattiva con sole 4 o 5 ore di sonno!

    Cmq hai tutto il diritto di lamentarti, fosse per me sarebbe un diritto costituzionale da garantire e proteggere per ogni individuo. Io mi lamento in continuazione, non mi sento (quasi) mai in colpa perché lo faccio e, in confronto alla tua, la mia vita è di una semplicità disarmante.

    🙂

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  2. mammatignola ha detto:

    Lamentarsi fa bene se è quello che ti serve. In questo momento ti è utile farlo.
    Molto meglio lanciare un sano lamento e poi ricominciare a saltare gli ostacoli.
    Non per alimentare il tuo ego ma… un BRAVA ci vuole proprio.
    Grazie per scrivere come se fossimo sedute davanti alla tazza della tua bevanda preferita.

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