All I wanna do is have some fun, un post che parla molto di dentro e parecchio di fuori, e di come a volte il dentro non possa sentirsi messo in discussione da ciò che accade fuori

Ieri mi arriva un messaggio privato su Facebook, è un’amica che non vedo da qualche anno. Eravamo inseparabili da bambine, durante l’adolescenza ci siamo scoperte un po’ diverse (idee religiose/politiche/comportamenti sociali) durante l’università ci siamo allontanate del tutto. Fisicamente, certo, ma anche affettivamente. Poche litigate, ma insomma, le voglio bene, eh, è solo che c’est la vie. E se la mia dev’essere breve, almeno che la passi con le persone che voglio, non con quelle che devo.

Detto questo, ieri ricevo una sua mail. Mi scrive che a marzo si sposa. E’ un po’ strano ricevere questa mail da una come lei, soprattutto perché il ricordo che ne ho io rimane fermo alla lei adolescente: molto indipendente ed orgogliosissima di esserlo, a volte un po’ troppo bisognosa di approvazione, soprattutto sentimentale, ma una che voleva spaccare ogni convenzione sociale e culturale, essere libera, diventare qualcuno, scrivere, avere un’idea che stravolgesse le esistenze degli altri… insomma, questo genere di personaggio. Ora si sposa, dice che non farà niente di che, una cosa in comune con pochissimi invitati ma che ci teneva a farmelo sapere.

E così faccio il conto: nell’ultimo anno persone vicine, molto vicine o vicine solo per affetto legato al passato hanno deciso di sposarsi.

La cosa mi lascia perplessa.

Credo ci siano due motivi.

Il primo: le stesse persone, interrogate a riguardo fino a pochissimo tempo fa (un anno magari? O anche meno) parlavano del matrimonio come una remota possibilità che non avevano mai preso in considerazione.

Lei stessa per dire, l’ultima volta che ci siamo viste (un paio d’anni fa) si era dichiarata scocciata delle pressioni continue di sua madre ” e sposati no? Cosa convivi a fare da anni? Sposati sposati sposati sposati!”.

Si vede che ora ha cambiato idea. Quest’anno si sposerà lei, mia sorella (ebbene sì, il matrimonio ha deciso di irrompere in famiglia, nella mia, tra l’altro!), un’amica del liceo, una mia amica ucraina della Turchia; e se ripenso al gruppo di amichette con cui mi trovavo al campetto nei pomeriggi estivi tra le medie e le superiori il panorama è: una sposata con tre figli (due propri), una ha appena avuto un figlio, una appena sposata, una (lei) ha un figlio e si sposerà tra poco…

Eccoci quindi al secondo punto della mia perplessità: questi eventi mi coinvolgono.

Mi coinvolgono emotivamente e mi fanno pensare di essere io quella strana. 

Chi l’avrebbe mai detto? All’epoca dei pomeriggi al campetto io ero quella più seria, la più tradizionalista forse… sono passati dieci, quindic’anni e per tutte la ruota ha girato.

Per tutte tranne che per me.

Durante la preadolescenza ero molto rigida, e cercavo di convincere tutti, con serrate discussioni, che dovessero pensarla come me, credere come me, avere le mie stesse convinzioni.

Poi, ma non saprei dire precisamente quando, ho invertito i miei sforzi, dall’esterno all’interno. Ho smesso di essere quella che convinceva e mi sono assicurata di mettere delle belle fortezze solide al mio animo e alle mie idee, per evitare che gli altri le attaccassero. Sono diventata devota alla causa vivi e lascia vivere, ed ho cercato di rallegrarmi per gli altri, sempre lasciando ben chiaro che non dovevano cercare di convincermi che fosse giusto il loro modo di vivere , semplicemente che ero contenta se loro erano contenti e che il patto era: io non convinco te e tu non convinci me.

Solo così, mi sembrava, si poteva continuare ad avere un rapporto, che non era più fondato sullo scambio di opinioni politiche e religiose che avevamo dentro di noi, ma sull’affetto che ci legava e sul mondo che cambiava attorno a noi.

Però ora questa fortezza vacilla: le loro decisioni sono eventi sociali. E della società faccio parte anch’io.

Sono sempre stata la più piccola dei gruppi di cui facevo parte. Questo mi ha sempre permesso di sentirmi dentro ma anche esterna, posizionata dove il punto di vista era di quella che non aveva ancora bisogno di pensarci.

E così, ora le persone che avevo attorno allora e che ho attorno in questo momento hanno deciso di prendere delle risoluzioni definitive (più definitivo di finché morte non ci separi non riesce a venirmi in mente niente) per la propria vita e mi sento in mezzo ad una folla che spinge da tutte le parti e che alla fine prende una direzione e ti obbliga a prenderla perchè non ti puoi muovere se non seguendo il flusso.

Continuo a pensare che non sia la mia strada, ma inizio ad aver paura che questa sia una presa di posizione e un’infantile fetta di soppressa calata a forza negli occhi.

To be continu… wondering.

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2 pensieri su “All I wanna do is have some fun, un post che parla molto di dentro e parecchio di fuori, e di come a volte il dentro non possa sentirsi messo in discussione da ciò che accade fuori

  1. lisecharmel ha detto:

    non volevo sposarmi, ma mi sono sposata. fosse per me non sarei sposata tuttora, non sarei nemmeno andata a convivere. ho fatto degli sforzi su me stessa per rendere felice la persona che amo. a volte, semplicemente, si smette di combattere per delle prese di posizione.

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    • virginiamanda ha detto:

      Già.
      Probabilmente è proprio di questo che si tratta: quando a uno dei due importa meno ma Sto arrivando! che per l’altro é invece molto importante allora fa una scelta per amore. Per fare felice l’altro.
      Hai ragione, questa alla fine é la chiave della convivenza felice: essere in grado di venire a patti con le proprie “questioni di principio” se la priorità diventa l’altra persona e stare bene con lei, credo.

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