Por el boulevard de los suenos rotos* (ci vorrebbe la enne spagnola ma non la posso cercare che il computer sennò va in tilt, perdonatemi anni passati a studiare la lingua iberoromanza più inutile tra le lingue che uno potrebbe studiare in sette anni di vita, che a quest’ora parlerei urdu invece di capire le canzoni di Alejandro Sanz)

Ci sono giorni in questa terra di Svezia in cui ti svegli e ti chiedi “ma chi me l’ha fatto fare?”, non sono giorni tanto diversi dagli altri, a dire la verità, non mi deprimo né mi dò all’alcolismo (anche perché, come diceva il buon gorilla, “cò stì prezzi!“) ma rifletto.

L’altro giorno, il Coinquilino alla domanda “ma tu mi vuoi bene?” rispondeva con un serafico “certo, altrimenti non ti avrei portata qui!” che apriva scenari inquietanti per la mia psiche.

Meglio non pensarci.

In questi giorni ho un sacco di pensieri, non so se riesco a dis-accartocciarli. (Esisterà un contrario per accartocciare? Forse sì, ma non ho voglia di controllare) e ho questi pensieri in un sacco di lingue diverse, tanto che mi sembra d’avere una riunione erasmus in testa, ma molto meno divertente. Poi boh, io l’erasmus non l’ho mai fatto, anzi, da brava cretina mentre alla stessa mia età i miei amici facevano mesi a Parigi a spararsi le pose nei café dei boulevards e a vestirsi con cappotti improbabili, io mi aprivo la partita iva in Spagna… se una può essere più cretina, proprio, non lo so.

Insomma, i pensieri di questo periodo sono affiorati con forza (uhm, esiste un termine più specifico ed è “emersi”, ma il pc non sta funzionando ed io non posso tornare indietro a correggere, quindi questo post rimarrà così, pazienza) ieri quando il mio Trainer (uahahahahah) (insomma, quello che dovrebbe insegnare a lavorare nella sua azienda – dove in tempi non sospetti ho già lavorato, in un altro Paese- a me ed a una polacca dolcissima; ma che passa tutto il tempo a grattarsi in testa e a chiedere a noi cosa diremmo se fossimo al posto suo… uhm, magari anche questo è un training, ci devo pensare) ci ha comunicato in via del tutto confidenziale che ha fatto dei seri” propositi per l’anno nuovo, visto che la sua compagna svedese avrà un bambino (suo presumo) tra cui licenziarsi (dall’azienda dove dovremmo entrare a lavorare io e la polacca… poi uno dice che ha dei dubbi sul training) e migliorarsi come persona e come lavoratore (effettivamente licenziarti mi sembra già un passo in questa direzione…) ed io ho finalmente capito cos’era quella farfalla a forma di pensiero che svolazzava nella mia testa da un po’, ed è proprio questo: i propositi per il futuro.

Sono in quel momento in cui ho avuto quello che sognavo (no, non intendo al voce da Amanda Lear, né la neve fuori dalla finestra) e posso andare dalla me stessa sedicenne senza alcun imbarazzo né rimpianto: io e lei abbiamo fatto tutto quello che prevedevamo. Alla lista dei posti da vedere manca Beirut, Tel Aviv e Tallin (almeno l’ultima entro quest’anno dovrebbe essere fatta, però) e nel piano di vita in realtà è tutto tickettato. Wish list completed. Ho lavorato e vissuto nei Paesi dove sognavo di andare, ho lavorato facendo il lavoro che sognavo di fare. Forse il segreto è stato nel non avere sogni troppo grandi o nell’avere tanta fortuna.

Ma la domanda è: e ora?

In pace con me stessa sedicenne, sarà giunto il momento di avere dei sogni da grande?

E se sì, quali sono questi sogni da grande?

3 thoughts on “Por el boulevard de los suenos rotos* (ci vorrebbe la enne spagnola ma non la posso cercare che il computer sennò va in tilt, perdonatemi anni passati a studiare la lingua iberoromanza più inutile tra le lingue che uno potrebbe studiare in sette anni di vita, che a quest’ora parlerei urdu invece di capire le canzoni di Alejandro Sanz)

  1. Uma pergunta muito fácil! 😉

    Ps: E de che? Ma prego! Ma grazie a voi! Anzi, sappi che se venerdì la consorte è già qui o sei solo e abbandonato, c’è la “cena del pacco” anzi, “dei pacchi” visto che è arrivato il trasloco!

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