How to: è facile fare la fotografa se sai come farlo

La domenica in cui sono partita dall’Italia (era giovedì, non domenica, ma la domenica sono partita da casa dei miei, quindi è stato come partire) prima di farmi accompagnare a prendere il treno, sono venute a trovarmi due amichette. Prevedevo calde lacrime (stile: adesso parti che chissàààà quando torneraiiiii) ed invece abbiamo riso e mi hanno detto “ma và, che tanto ogni due anni fai sta roba qua [partire per l’estero] figurati se ci mettiamo a starci male ora! (grazie amiche)

Ma io ero un po’ malinconica, vabbè, io devo fare la melodrammatica, sennò non sto bene, è così, non ci posso fare niente. E allora spingevo sul melodramma: “ma io… io sarò sola… non avrò un lavoro… lui lavorerà tutto il tempo… finirò a fare la casalinga disperata…” e l’amichetta H. mi ha detto “invece no! Pensa alle opportunità che hai andando in un posto dove non ti conosce nessuno, potresti cambiare carriera completamente, reinventarti! Potresti fare la fotografa!!”

Io -che non so fare fotografie- mi sono un po’ rasserenata, le ho abbracciate forte e sono partita.

E negli ultimi giorni ci pensavo, al discorso della “fotografa”.

Cambiando discorso, ieri sera ho visto un bando a cui potrei partecipare. E’ una “selezione per conferimento di CoCoCo” lo metto tra virgolette perché vabbé, meglio se non lo spiego, sennò facciamo notte (cosa che alla mia latitudine è pure piuttosto vera). Si tratta del mio lavoro, cioè quello per cui mi sono laureata prima alla triennale e dopo alla specialistica. Né più né meno. Niente di diverso di quello che faccio da sei anni. Beh, non posso partecipare. Perché? Perchè per partecipare c’è bisogno di “un” titolo post-laurea: va bene sia un dottorato che un master, che una (non meglio precisata) specializzazione. Cinque mesi di lavoro, corrispettivo LORDO di tremila euro.

Non è che io voglia fare quella che si lamenta, anzi. Mi danno proprio fastidio le persone che si lagnano e mugugnano tutto il tempo parlando di stipendi da fame, non c’è lavoro, si fa quel che si può, si tira avanti etc etc.

No.

Io mi pregio e mi vanto pure (e di questo, io che odio l’arroganza e la supponenza, di questo sì mi vanto eccome) di essere sempre stata una persona CONCRETA.

Mentre i miei compagni inseguivano farfalle, facoltà dai nomi assurdi e non avevano la più pallida idea del mondo del lavoro io ho scelto UN CERTO LAVORO ed ho studiato quello che mi permetteva di arrivare a quel lavoro. Punto. Mentre i miei compagni di facoltà si stupivano dopo un dottorato in traduzione dell’aramaico che la loro preparazione apriva poche porte, io era già da cinque anni che lavoravo nel mio ambito, e sospiravo.

Però una cosa mi lascia interdetta. Tutto avrei pensato meno che la mia laurea, pensata apposta per fare un certo tipo di lavoro NON BASTASSE per fare quel lavoro.

Tutto pensavo meno che per insegnare italiano con un contratto CoCoCo a SEICENTO euro LORDI non bastasse essere madrelingua italiana, laureata in Italianistica, in Linguistica Applicata, sei anni di esperienza e certificato in didattica.

 

E allora mentre ieri sera ridevo isterica davanti a questo bando [la bella pensata viene da una delle Università più prestigiose d’Italia, non da una scuoletta che non sa come mantenersi. E’ gente che riceve i soldi delle mie (anzi, delle vostre, io sono all’estero) tasse] guardavo l’uomo con la barba seduto accanto a me.

E gli ho detto: sai che cosa faccio?

Io cambio mestiere.

Ho ventisette anni (ancora per poco, ma sono quelli che ho) ho studiato quello che mi piaceva ed ho fatto il lavoro che volevo fare per ben sei anni. Non è male.

Ora posso inventarmi un’altra carriera.

 

Una che sia presa un po’ più sul serio.

 

 

 

(no, non vado a fare la fotografa, ma potrei fare di tutto. Sono seria. Se avete consigli, prego!)

 

 

PS: Prendere una casa in cui SOPRA stanno ancora facendo i lavori non è consigliabile a chi non gradisce la trapanata di prima mattina, poster-it, cioè post it per i posteri.

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