Freedom, freedom… freedom?

Quando il tuo stesso blog ti tratta da ospite e ti chiede di iscriverti, capisci che è passato un po’ troppo tempo dall’ultima volta che l’hai aggiornato.

Qui in Svezia le cose sono strane, mi devo ancora ambientare, e per farlo devo togliermi la corazza di pensieri ed abitudini che porto dall’Italia. Dopo più di un anno in Italia mi sentivo quasi bene, avevo finito quello che dovevo finire (l’Università, per i più distratti), stavo iniziando ad  ingranare con il lavoro, capire come funzionava… eppure, nell’attimo in cui ho iniziato a sorridere per aver capito l’ingranaggio: eccomi qui, in Svezia.

Ci sono tante cose nuove, a cui mi devo abituare in fretta. Ne elenco un po’:

– gli orari. Gli svedesi si alzano presto, prestissimo, iniziano la giornata lavorativa alle otto (otto capito, OTTO!!!), mangiano a mezzogiorno in punto, fanno pausa, riprendono e alle quattro, massimo CINQUE, tutti a casa a propria. ça va sans dire, per me è un casino. Quando non lavoro e anche quando lavoro, mi sveglio attorno alle otto, otto e mezza, ma diciamo pure nove, faccio colazione alle dieci, pranzo dalle due in poi, inizio a capirci qualcosa attorno alle quattro. Quindi all’orario in cui i miei neuroni sono completamente attivi, questi qui hanno già finito la giornata lavorativa.

– la società in generale. Bella lì. Ed io che pensavo che dopo la Turchia le differenze culturali non mi avrebbero più toccato. Le caprette mi avrebbero fatto ciao. Per niente.

Ma una cosa credo d’averla capita: ogni nazione ha i propri punti intoccabili. Per gli italiani il punto “sacro” è il cibo. Tu, straniero, prova ad andare in Italia e dire dopo aver bevuto il caffè al bar che FA SCHIFO. Prova. Dillo ad alta voce. Con aria disgustata. Poi vieni a raccontarmi cosa succede. Oppure dopo aver mangiato la pizza in pizzeria, dopo aver mangiato un piatto di pasta al ristorante, prova a dire ai tuoi commensali italiani che non ti piace. E poi vieni a raccontarmi cosa succede.

Eh, ti alzano i rastrelli contro, ti sommergono di critiche, ti dicono “saprai cucinare tu, che mangi solo crauti- anche se magari il tipo non è tedesco- ” eccetera eccetera.

Poi però puoi criticare apertamente il governo, il Vaticano, l’allenatore della Nazionale, l’ultima legge, la fila alle poste, e nessuno ti dice niente, anzi, ti incoraggiano pure e magari ti superano in critiche.

 

Qui è l’esatto contrario. Puoi criticare il tempo, la pioggia, la cucina, il cibo, il caffè…

ma se ti lamenti della burocrazia e dello Stato in generale ti ammazzano.

 

Dopo essere stata in Paesi come l’Italia, la Spagna, la Francia e la Turchia, famosi per avere tra gli sport nazionali la critica al governo, alla burocrazia, allo “statale” di turno che non fa il suo dovere… credo che sarà molto difficile abituarmi.

Anche se vorrei tanto lamentarmi visto che sono clandestina, non mi danno il numero di registrazione* (che in Paesi per loro sottosviluppati come Spagna e Turchia ho avuto in QUATTRO GIORNI) e per darmelo forse dovrò pure dichiarare di COABITARE con il mio fidanzato da più di un anno, e chiedere il RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE.

Lo dico in stampatello, perché proprio nella terra della parità dei diritti, dell’equità, del tutto uguale per entrambi i sessi, io devo arrivare a sentirmi PRECARIA PERCHE’ DONNA e dipendente dal maschio che porta a casa la pagnotta.

 

*serve per aprirsi un conto corrente, pagare le tasse, RICEVERE UNO STIPENDIO, cercare lavoro, insomma, fare tutto.

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5 thoughts on “Freedom, freedom… freedom?

    1. Certo, ma io mica critico tanto per criticare, lo so che sono avanti anni-luce rispetto a noi. LGBT possono ricongiungersi, sposarsi, adottare bambini. Non mi sembra vero andare alle mostre e vedere persone dello stesso sesso baciarsi senza che la gente attorno alzi gli occhi al cielo. Io non voglio criticare il sistema svedese in tutto e per tutto.
      Però mi colpisce il paradosso: in altri Stati il numero l’ho avuto subito, anche senza un lavoro, qui no. In altri Stati il lavoro l’ho trovato subito, qui no. In altri Stati ero da sola, e facevo tutto benissimo, qui, sono accompagnata e proprio grazie a quello forse riuscirò a fare qualcosa.
      E comunque non sarà una passeggiata: bisogna avere documenti che dimostrino la coabitazione etc etc.
      Non volevo sembrasse un’accusa alla Svezia: semplicemente bisogna ambientarsi e per me in questo momento sembra meno facile che in altri Paesi “meno” avanzati, tutto qui!
      Saluti!

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      1. Lo fanno per evitare che milioni di persone si infilino nel loro Paese e scrocchino il Welfare. Ovvio che Spagna e Turchia ti abbiano dato il numero non hanno il Welfare!

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