How to: affrontare la televisione svedese

Bene, è giunto il momento di dire cosa succede nelle fredde e desolate terre del Nord.

Intanto c’è da dire che non sono affatto fredde. Neanche desolate.

Ci sono otto gradi, la gente tutte le sere è fuori dai locali per fare l’aperitivo. Se non fosse per i gradi dell’alcol (rigorosamente NON PIU’ di 3, 5% ), quelli della temperatura reale (appunto 8) e percepita ( meno quindici), sembrerebbe di stare in Italia.

Ma tralasciando le lamentele (mica voglio fare la parte di quella che va all’estero per dire che era meglio in Italia, no?) dirò un po’ di cose che ho scoperto (o perlomeno confermato) sulla Svezia e gli svedesi.

LA TELEVISIONE:

Essendo io passata dal rango di “neolaureata assunta dalle università con contratti cococo/cocopro di durata mensile” a quello molto più lunsighiero (per quanto meno remunerativo) di “casalinga lavoratrice a tempo indeterminato con mansioni domestiche convivente more uxorio del fidanzato che lavora  datore di lavoro”, mentre passo le giornate al computer (“come sarebbe a dire che passi le giornate al computer se in questo posto ci sono le ragnatele?” sì, lo so, posso spiegare) a inviare cv nella speranza di far fare di nuovo un salto qualitativo alla mia carriera diventando finalmente “immigrata dal Sud Europa che intralcia con le sue minime competenze il giovane, florido e dinamico mercato del lavoro svedese” per non impazzire dall’assenza di stimoli esterni, ogni tanto accendo la televisione.

Sì, lo so che potrei uscire ad ammirare questa splendida città, girare per musei, godere di magnifiche biblioteche dove vai lì, digiti a caso il nome di uno che ha pubblicato in Italia ad Aprile e non lo conosce nessuno e lo trovi, andare alle conferenze, fare amicizia gustando una fika (non ho cambiato sponda, in svedese la fika è la pausa caffè con dolcetto… ovviamente il mio fid datore di lavoro in carica, appena l’ha scoperto si è esaltato “Uh, ora vado dentro ed ordino una fika svedese!!! Anzi no, ne ordino due, tre, quattro!!! Anzi no, ti prego, vai tu così io godo pure di più…” ed una sfilza di altri esilaranti doppi sensi che dopo due minuti mi avevano fatto rimpiangere le barzellette di Cochi e Renato) (che è tutto un dire) ma, sinceramente, spendere soldi quando non sai quando mai potrai averne ancora sottoforma di “stipendio”, scusate, ma un po’ di senso di colpa me lo fa venire.

Poi, certo, esco, cammino, il fine settimana qualche bel giretto esplorativo ce lo facciamo sempre, ma insomma: avrò tempo.

Si diceva: io mando cv e guardo la tv. Per quanto nella prima attività possa vantare una discreta esperienza (disponibili cv in italiano, inglese, spagnolo, francese, a breve anche in svedese! Affrettatevi, l’offerta vale solo fino a fine giornata!) nella seconda purtroppo no.

In Italia la televisione la guardavo solo a casa di mamma e papà (e quindi esclusivamente tribune politiche sulle reti locali venete… un piacere che raccomando a tutti i forti di cuore) e via internet mi guardavo i programmi che mi interessavano: Masterchef, How I met your mother e Tvtalk. Stop. Ogni due anni anche Tutti pazzi per amore. Due anni fa pure Boris. Fine.

Il che significa che sono rimasta indietro sui gusti degli italiani, su quello che trasmettono e su quello che “fa tendenza” (come mi sento anni novanta quando dico così) (vabbè ma tanto qua non capisce nessuno).

Su quelli degli svedesi invece posso affermare con una certa sicurezza d’aver capito una cosa:

ADORANO I REALITY.

No no no, è inutile che facciate quella faccia (notare l’anafora) , sì, vabbè, anche in Italia etc etc.

No.

No.

No.

Questi si guardano miliardi di reality, su chiunque. In genere sono competizioni, in cui il migliore dopo svariate prove vince una barca di soldi, ma non disdegnano neanche i bildungreality, con processo di trasformazione in una persona migliore incorporato (!?).

Al momento risultano pervenuti i seguenti reality:

– sulle casalinghe ricche (varie casalinghe in vari luoghi del mondo mostrano quanto sono ricche e come cercano di far passare la giornata, comprando di qua, girando di là, frignando etc)

– sui parrucchieri (reality a gara: tanti parrucchieri si sfidano con prove sul genere: taglia i capelli in 30 minuti a questa bambina bizzosa di cinque anni)

– sui tatuatori (reality a gara: tanti tatuatori si sfidano con prove sul genere: tatua in sei ore un tizio che vuole un tatuaggio di uno stile che tu non avresti mai fatto)

– sugli adolescenti che sono grassi e devono diventare magri entro la fine del programma (reality individuale, con ragazzina che jè piasce magnà che diventa una a cui fa schifo magnà -roba fritta- ma che si scofana tutte le fragole raccolte dal campo! D’altra parte, chi non ha un proprio campo di fragole di almeno due ettari al giorno d’oggi?)

– sui truccatori (reality a gara: tanti truccatori si sfidano con prove sul genere: trucca questa modella come se fosse morta in seguito allo scoppio di una bomba)

– sulle modelle (reality a gara: tante giovani modelle si sfidano con prove sul genere: chi fa lo sguardo più intenso?)

– sui nani (no, vabbé, mi sono rifiutata di guardarlo.)

 

E tanti tanti altri che sicuramente ora mi dimentico.

 

Baci dalla Svezia (divertitevi anche per me!)

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