Nel nome della figlia

Ieri sono andata ad un matrimonio.

Non vado spesso ai matrimoni, ed in età adulta la si può considerare la prima volta.

Alle cerimonie mi emoziono sempre tanto. Ma al matrimonio mi emoziono di più: ci sono due persone che si sono conosciute e hanno deciso di giurare davanti a tutti (e a Dio, per chi crede) di rimanere assieme sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nei pomeriggi di pioggia e nelle mattine di nebbia, quando il riscaldamento si sarà rotto e quando aumenteranno le bollette. Sempre.

A me è sempre sembrata una delle invenzioni più belle dell’uomo: è come dire alla persona che ami che la ami così tanto che non ti vuoi più separare da lei, e vuoi che lo sappiano tutti.

A me sembra bellissimo.

Il prete ieri ha ripetuto varie volte che ora i due formeranno una famiglia ed ha ripetuto la parola “figli”.

Ultimamente, sarà l’età, vengo raggiunta da notizie di bambini che nascono. Le madri sono ragazze che conosco, con cui andavo in vacanza, con cui cincischiavo al parco i pomeriggi estivi.

Ed io penso sempre “che coraggio”.

Lo penso indistintamente, di tutte.

Io non mi sono mai vista “mamma”, da bambina certamente giocavo con i bambolotti, ma crescendo non sono mai riuscita ad immaginarmi nel futuro.

Poi, sono stata innamorata, anche profondamente innamorata, ma il mio pensiero si è sempre fermato alla coppia, non alla “famiglia” futura.

E non credo sia un fatto di età, dal momento che a ventisette anni ancora non riesco ad immaginarmi “mamma”.

Penso sia un peccato, un po’ me ne dispiace, soprattutto quando sento quelle storie di donne che vorrebbero tanto avere dei figli e non ci riescono.

Dicono che crescendo si cambi idea.

Non lo so se è il mio caso.

Per il momento io credo che per mettere al mondo dei figli, in questo mondo, ci voglia soprattutto un grande coraggio.

Perché io sono abituata a poter controllare tutto quello che mi riguarda, oppure a delegarlo completamente e so che un figlio non può essere completamente controllato né tantomeno completamente delegato.

Assumersi la responsabilità dell’educazione e della vita di una persona che crescerà in un mondo dove basta un niente per incontrare qualcuno che voglia sperimentare un po’ di più, provare qualche brivido in più, fare qualche esperienza “alternativa” per essere già fin troppo dentro da non poterne uscire.

Io guardo me, guardo i miei amici e ripenso a com’ero, a come eravamo.

E non riesco a dare il merito o il demerito ai nostri genitori.

L’unico fattore che mi sembra determinate per tutti noi è stata la fortuna.

Io non ci riesco a pensare che un figlio, mio figlio, possa essere lasciato solo in questo mondo con la responsabilità di dover capire da solo davanti ad ogni scelta quello che è giusto o sbagliato.

Io non mi posso lamentare, nella mia vita non ho subito forti drammi o traumi, i miei genitori godono di buona salute, mi hanno permesso di studiare parecchio, i miei fratelli hanno scelto le loro strade nella vita, i miei amici mi vogliono bene nonostante io sia talvolta scorbutica e scostante, ho pure trovato un ragazzo che non solo mi sopporta ma mi vuole con sé ovunque.

Nell’adolescenza non ero particolarmente brutta e ho avuto le mie storielle, i miei “amori” e le mie cotte. Ho provato le sigarette e qualcosina d’altro, mi sono ubriacata per la prima volta a dodic’anni con la vodka alla pesca e sono stata molto male per quello che è successo “grazie” a quello stato in cui ero, ci ho messo sei anni per superarlo e per riuscire ad essere serena nell’intimità con qualcuno, ho pianto tanto, ho perso una carissima amica in un incidente e ho avuto aspri litigi con mia mamma fino alla maturità. Poi sono andata a frequentare l’università abbastanza lontano da poter risolvere i litigi con la sola decisione di non rispondere al telefono. Ho studiato quello che mi è piaciuto, ho viaggiato per i posti che volevo visitare ed ho abitato in città che mi affascinavano, facendo il lavoro che sognavo dall’età dei sedic’anni.

Eppure tutto questo è dipeso secondo me da solo una cosa: “fortuna”.

Cosa potrebbe succedere se avessi un figlio e lui non fosse altrettanto fortunato?

Ho paura quando ci penso, ed ecco perché penso di non riuscire ad avere mai il coraggio di metterne al mondo uno.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...