Festa-à mesta-à

Ho iniziato a lavorare in un posto, che per una che ha studiato quello che ho studiato io in Italia è come dire: benvenuta alla Mecca, inginocchiati, inchinati e bacia anche i muri per ringraziare anche solo di calpestare quel pavimento ed essere lì (con una faccia ebete).

Quindi mi sciroppo le mille ore di treno, mi sveglio quando è buio, anzi molto buio, torno tardissimo e entro di corsa al supermercato con tutti i cassieri che mi inseguono perché stiamo chiudendooooooo e sono contenta, sono sfinita ma sono contenta.

Sono entrata in un posto dove dovrò stare solo poche settimane e sono italianamente contenta di essere lì, aspetto con tristezza la fine determinata del lavoro e spero italianissimamente che mi richiamino, che mi dicano che si sono trovati bene, una qualsiasi cosa positiva.

E il secondo dopo dico “vabbè, tanto, mi dovessero anche chiamare… tanto io devo andare in Svezia”. Dove sarò disoccupata, muta e sola.

E lo so che è per amore evattelapesca però mi scende una mestizia che ecco io non so.

Studi tanti anni e fai tanta fatica.

E poi arriva l’amore e ti fa mandare a fanc*lo tutto.

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