My little princess, he said.

Dopo qualche giorno a copertina e divano (sì, copertina, sì, sono una persona freddolosa, sì, in Scandinavia farà ancora più freddo, sì, lo so, sto già battendo i denti) e coccole, sono tornata a casa. Ufficialmente perché non stavo troppo bene (che comunque è vero, chiedete ai buchi ora presenti nel , ufficiosamente perché a casa c’era mia sorella (Sorellondra) e chissà quando l’avrei rivista se non l’avessi beccata ora.

Ed infatti il saluto di stamattina è stato uno dei saluti più tristi fatti da me ad uno dei miei fratelli (mento, sono sempre tristissimi i saluti tra me ed i miei fratelli, in genere inizio a piangere -piano piano che non mi senta nessuno perché io tanto non piango sono forte sono quella che fa le battute– non appena iniziano ad abbracciare la gente intorno e poi mentre mi abbracciano frigno proprio de gusto ed infatti la manica di mio fratello ringrazia sempre… però uffa cosa ci posso fare? L’ho scelto io di avere due fratelli a due ore di fuso orario? Vi ho mandati via io? No, ci siete andati voi, ed allora almeno lasciatemi frignare in pace ogni volta che ripartite, no? Mi sembra proprio il minimo).

Io e Sorellondra siamo così diverse. Io tutta seria e determinata, almeno fino ad un certo punto nella vita, lei tutta eccessi, e poi le cose si sono ribaltate, lei tutta seria ed io perenne ragazza erasmus (senza aver mai fatto l’erasmus, tra l’altro). Ora lei sta bene, dopo anni in cui non riusciva a capire cosa fare della sua vita (ed io che non capivo: ma come, le dicevo, da piccola non sapevi cosa volevi fare da grande? Io dalla terza superiore in poi ho sempre avuto chiaro quello che volevo fare, e lei che mi diceva sono fortune), la vedo più rilassata, con un lavoro che la stressa meno dei precedenti, ed un fidanzato che la sopporta (che per le donne della mia famiglia è un must, a noi serve un uomo che sia così innamorato da non fare caso a quanto siamo eccessive – chi in un senso, chi in un altro- e soprattutto, che sia paziente, perché se becchiamo uno non dico non paziente ma un millesimo meno di Giobbe, siamo spacciate. Per dire, nonna, dalla sedia a rotelle comanda a bacchetta nonno e gli spiega – gli intima caldamente diciamo- come cucina re questo e quello, come fare questo e quello, e nonno esegue. Ma – attenzione– non esegue punto e basta, perché è soggiogato e non si rende conto. No, no e no. Nonno si rende perfettamente conto che nonna lo sta comandando e lo ammette candidamente. Ma che ci posso fare, la Maria l’è fatta cussì e mi mea sò tolta! -Trad. La Maria è fatta così e sono io ad essermela presa così-) e le vuole bene. L’ultima volta che Salamìn è venuto a casa (sì, il nome gliel’ho dato io perché è ungherese) mi ha detto: sai, una volta io non ci pensavo al matrimonio, alla festa… mi sembravano tutte stupidaggini. Ma poi ho conosciuto tua sorella ed ho pensato che quella che è per me, ai miei occhi, la mia principessa tutti i giorni, voglio che per un giorno sia la principessa anche agli occhi degli altri.

Lo so che è una sciocchezza, ma per me è una frase piena d’amore.

E adesso non mi ricordo più quello che volevo dire quando ho iniziato a scrivere (un ragionamento che partiva dall’inadeguatezza di Del Debbio a condurre programmi in cui ci sono venti ospiti riuscendo a togliere la parola a tutti nessuno escluso sempre nel momento in cui stanno dicendo il verbo del soggetto e non lasciando mai finire un discorso che sia uno a nessuno, passava dalle aspiranti veline che all’ora di cena da Greggio dicono di lavorare indistintamente tutte come modelle o fotomodelle – ma porca vache dico io, in Italia tra i 18 e i 22 anni tutte fanno le modelle? Ma quante picchio di sfilate ci sono in Italia??? Ma studiare nessuna? Ma anche semplicemente la commessa o la cassiera, no? O modella o niente. Neanche una disoccupata, manco a dirlo, eh. Il ragionamento si concludeva con l’idiozia e l’inconcludenza e la cialtroneria tutta italiana che ti fa sempre sperare che chi fa un lavoro meglio del tuo per cui prende più soldi sia almeno preparato per farlo ed invece ti fa cadere le braccia all’ennesimo collegamento dalla piazza che manda il Del Debbio, sovrastando la senatrice ed il suo discorso sensato iniziato da meno di venti secondi).

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