L’imperfetto e’ un tempo ma dovrebbe essere un modo

Da quando ho aperto questo blog, i post sono stati racconti o descrizioni di attimi parcellizzati, piccole lenti d’ingrandimento su momenti o pensieri specifici.

Tendo a non parlare in generale, a non prendere la parte per il tutto perche’ vivo con il timore costante di sbagliarmi ed avere la prova scritta di quanto mi sbagliassi sarebbe troppo.

Detto questo, il blog ha compiuto cinque anni, un paio di mesi fa ed io non ho avuto il modo di festeggiarlo come si deve.

Siccome non mi viene in mente un modo abbastanza simpatico o originale di farlo, diro’ semplicememte che da quando ho iniziato a viaggiare, c’e’ stato questo blog. Ho scritto molte delle mie paure e perplessita’ e, soprattutto, molte delle incomprensioni che avevo con il mondo esterno. Sono una fraintesa di mestiere, e un po’ alla volta ho imparato a conviverci. Molto grazie al blog, che mi permette di dipanare le ingarbugliate prese di posizione che mi contraddistinguono.

Ma oggi vorrei tirare un po’ i remi in barca, visto che la situazione me lo consente. E’ forse arrivato il momento di dire cosa ho imparato in questo periodo di viaggi, di case con gente strampalata, di bocconi amari da ingoiare, di assenza di pancetta e di visioni chiare.

Ho capito una cosa: il senso della responsabilita’.

Forse mi sto facendo piu’ vecchia (pure essendo ancora lontana dall’eta’ delle mogli di Tom Cruise quando vengono lasciate) ma inizio a capire che non si puo’ campare ne’ di ideali ne’ di se stessi.

 

E’ sempre bellissimo pensare all’amore e al futuro, ma secondo me la prima cosa che si impara quando si supera il liceo e’ il valore della riconoscenza.

E secondo me il senso di responsabilita’ sta proprio li’: la mia, almeno.

Sono riconoscente abbastanza alle persone che mi stannno attorno per volermi bene e per non avermi mai impedito di realizzare le mie idee, da non amareggiarli andando in un posto che li farebbe stare in pensiero tutto il tempo, e da non gravare sulle loro finanze per tempi lunghi.

La riconoscenza verso di loro sta anche nel rendersi conto ed apprezzare l’educazione libera ma concreta che mi hanno dato e volerli far felici dandone una per il piu’ possibile vicina a chi verra’ dopo di me (spero non troppo presto).

La riconoscenza sta anche nel prendersi su di se’ il carico delle cose brutte, delle spese, dei pensieri, e non gettarli su di loro.

La riconoscenza in realta’ e’ il capire che bisogna smettere di chiedere ed iniziare a dare.

l’arrivo della riconoscenza e’ il punto di partenza della responsabilita’.

Ed io mi trovo in questo momento in cui tante delle cose belle che ho fatto, i viaggi, gli studi, li devo a chi mi stava attorno anche da lontano e sento che mi si chiede di prendermi le mie responsabilita’, non solo verso me stessa ma anche verso di loro.

Sara’ un cammino difficile, ma io credo di essere pronta.

Pur essendo imperfetta, il tempo delle azioni non concluse, il tempo delle condizioni non perfettamente risolte. L’imperfetto e’ sempre stato il mio tempo preferito.

Ed e’ piu’ di un tempo per me, e’ un modo.

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2 pensieri su “L’imperfetto e’ un tempo ma dovrebbe essere un modo

  1. Isa ha detto:

    Ho capito bene? Il tuo senso di riconoscenza e responsabilità dovrebbe portarti a rinunciare all’offerta di lavoro ricevuta anche se é quello che vuoi? O forse non é più quello che vuoi?.. Mi sono persa..
    Isa

    Mi piace

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