Don’t let me be misunderstood

Ieri mi sono arrabbiata così tanto, ma così tanto, ma così tanto che erano aaaanni che non mi arrabbiavo così.

Io così pacata (vedere post precedente) che invece inveivo ed urlavo al telefono in stazione a Prato (e no, non abito a Prato, e per fortuna, perché penso da ieri ci sia la mia foto segnaletica attaccata alla biglietteria) e pure con una certa teatralità, bisogna dirlo. (Visto anche l’inconsistenza delle scuse accampate dall’altra parte del filo, da un lato, e dall’apparente impossibilità di comunicazione – che invece è pure e semplice paraculismo esperto- dall’altro).

Mi sono arrabbiata così tanto, ma così tanto, che non lo sto neanche a spiegare perché, perché se lo spiego mi arrabbio ancora di più. (Cosa che però onestamente non credo sia possibile).

E come mi succede quando devo trovare una soluzione e non sono capace: cerco di rifarmi ai parametri di riferimento. Intendo alti parametri di riferimento. Questa volta però non mi sono venuti in aiuto.

Perché, ecco, Pacey Winter non l’avrebbe mai fatto.

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