Quante enne ci sono in inadeguatezza?

La stranezza di questo nuovo (e corto, sigh!) lavoro è che ho dei colleghi.

Io non sono abituata.

Le altre volte mi era capitato di avere delle persone che lavorassero con me, ma erano persone che svolgevano altre mansioni, parlavano altre lingue, insegnavano altre cose… o magari non c’erano proprio delle persone che lavorassero lì dove lavoravo io.

E, devo ammetterlo, stavo ingraziaddiDDio.

Ora, ho dei colleghi.

Non solo ho dei colleghi: ho dei colleghi italiani ed italiani che fanno il mio stesso lavoro. Questo li tramuta (almeno io per loro, da come si rivolgono a me, con quell’aria e quella diffidenza, sento che è così) in potenziali concorrenti.

(Ma concorrenti de che? Dico io? Nella guerra dei poveri? Senza fissa dimora e senza fisso lavoro? Mapperppiacere, và)

Si parla del tempo che fa e si sta bene attenti a non dire altro.

E sono tutti tanto più preparatissimi e tanto più bravissimi di me. (Ma tanto più preparatissimi e tanto più bravissimi, tanto).

Una ieri per esempio, mi fa: sai, io ho iniziato questo lavoro nel 2004, ebbè, e sai com’è, non capisco questa cosa dei concorsi per entrare nella scuola pubblica, a me sembra evidente che se so lavorare non ho bisogno di sapere la letteratura italiana, è evidente che so insegnare! Dovrebbe valere più il fatto di avere esperienza che non conoscere Dante! Io dico che a scuola invece di fargli studiare Petrarca, bisognerebbe studiare Amannniti.

Così ha detto: Amannniti, con tre enne.

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