Il paraculo di McDonald’s

Introduzione

Vado da MacDonald’s una volta ogni tanto. Diciamo una volta al mese. Mi piace tantissimo il caffè americano al gusto di carta, il crispy mc bacon con la confezione bordò e le patatine da mangiare in treno. Sì, lo so, la maggior parte delle persone che conosco non approva. Ma io mi mantengo giovane a base di schifezze, se addento l’insalata lo stomaco disapprova (true story, penso ci sia un’intolleranza o qualcosa del genere). E tra il mio stomaco ed i conoscenti, preferisco tenermi buono lo stomaco.

Parte 1

– mi fa effetto pensare che il tizio che mi ha servito da McDonald’s fosse un inetto, ma era un inetto sul serio. Mi fa effetto perché ho sempre lavorato col pubblico, e cerco di essere sempre sorridente ed empatica con chi mi sta offrendo un servizio o permettendomi di goderne. E però questo era un inetto. Non al primo giorno di lavoro, un po’ imbranato ma comprensibile, ma un inetto che ti guarda con la faccia furba e un po’ paracula e ti dice “va bene anche così, no?”  e tu vorresti rispondergli che no, che non va bene così, che se ti ho ordinato una cosa tu non puoi dimenticartene, che se ti ho chiesto una cosa “precisa” (potrei essere allergica o mille altri problemi, che ne sai) voglio quella cosa “precisa”, perché sennò non te l’avrei precisato, perché non mi diverto a precisare le cose che voglio a quelli che stanno dall’altra parte del bancone perché ho lavorato quattro anni al bancone di un chiosco estivo e uno al bacno check-in di un aeroporto e lo so quanto rompano i clienti quando vogliono rompere per il solo gusto di rompere, e no, non lo faccio.

Parte 2

– mi fa effetto perché attivo subito il bi-pensiero di Orwell ed inizio ad attivare più canali. Un canale dice: dai, non te la prendere, non l’avrà fatto apposta, alla fine che ti importa. Non ti arrabbiare, non fare storie, non fare facce strane, prendi e vattene, d’altronde mica hai comprato una borsa Chanel rovinata, hai comprato un Mc Menu, non è grave.

Parte 3

– Un altro canale di pensiero si attiva in contemporanea e dice: sì, ho capito che non bisogna fare scenate, da McDonald’s poi. Però io quando lavoro (e solo il cielo sa quando riprenderò a farlo) lo faccio al meglio delle mie possibilità, se mi viene chiesto qualcosa che non capisco o che non posso fare mi scuso, chiedo di ripetere, controllo, se non posso proprio farlo mi scuso, sorrido e saluto educatamente. Perché mai gli altri non lo fanno con me? Io chiedo un servizio, sono educata, sorrido, per fare di tutto per mettere a proprio agio quello che si trova dall’altra parte che sta lavorando e sta lavorando per me in quel momento, perché non gli pesi troppo farlo. E allora perché tutta sta maleducazione? Questo pressapochismo?

Parte 4

– L’ultimo (non è vero, ma è per sintetizzare) canale di pensiero che si attiva è questo: no vabbè, ma la colpa è mia . Se io non fossi venuta da McDonald’s, non avrei avuto la possibilità di incontrare un inetto che mi fa pensare a quanto i posti di lavoro non vengano distribuiti in base alle competenze ma in base alla fortuna. Non mi sarei buttata giù sentendomi prima superiore e poi in colpa per essermi sentita superiore e non sarei arrivata alla conclusione che tutti i posti di lavoro sono uguali e che chi ci lavora non è sempre il migliore in assoluto ma solo il migliore in relazione a quanti si sono presentati in quel momento per quel posto.

Provocazione conclusiva

E comunque se io ti chiedo una coca light senza ghiaccio, è così difficile non mettercelo?

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