Un piccolo paese

Abito in un paese piccolissimo, siamo in pochi, molto pochi.

E uno direbbe ma che bello: la campagna, i valori di una volta, le grandi famiglie, ci si vuole tutti bene. Certo.

Ci sono milleduecento aventi diritto al voto, ed un sindaco da quarantadue anni.

E uno direbbe: ma che bello, come Peppone, il buon sindaco che vuole bene a tutti e a cui tutti vogliono bene e ri-votano sempre.

Non è esattamente così.

Il sindaco, che di lavoro fa il geometra, è salito al potere poco più che ventenne, ed ha iniziato a fare progetti per le case che all’epoca venivano costruite.

Queste case non erano del tutto “a norma”, ma con un geometra-sindaco venivano approvate senza problemi.

Le persone che in quelle case sono andate ad abitare sono state (e sono ancora) diciamo fortemente incoraggiate a votare di nuovo lo stesso sindaco.

Che però non si è fermato solo alle case, ha iniziato a promettere posti di lavoro più i meno necessari in municipio ai neodiplomati, figli di quelli che si erano costruiti le case che lui stesso aveva disegnato ed approvato.

Poi il bacino elettorale non bastava più, e tra il lecito e (soprattutto) l’illecito ha promesso e fatto piccoli (de cossa ghetto bisogno ti par votarme? – Un camion de giara quà davanti. Di cosa hai bisogno per votarmi? – Un camion di ghiaia qui davanti) e grandi (tò fioa – con la maturità classica- ea metemo a laorare in tea banca quà dedrio. Tua figlia- con la maturità classica- la mettiamo a lavorare nella banca qui dietro).

E uno direbbe: beh, ma non tutti saranno stati corrotti! Non tutti avranno avuto favori.

Certo che no. Infatti ad ogni tornata elettorale qualcuno riusciva a formare una lista civica per combatterlo.

Una volta c’è stata una lista “di comunisti”, una volta una lista “di soli giovani”, una volta una lista “culturale”, una volta una lista “di scontenti”…

Niente da fare. Eh, m’ha fatto dei piazeri talmente grandi che non podevo non votarlo.

 

Ad un certo punto il sindaco non ha più potuto candidarsi. Troppi mandati, evidentemente.

Allora una volta ha messo il vicesindaco, un’altra un amico fidato… eccetera.

Ripeto: milleduecento aventi diritto al voto.

Fino al punto in cui ha giocato il colpo da maestro: ha messo al suo posto la figlia.

Stanchi d’essere presi in giro da questo corrotto, anche gli ex fedelissimi hanno fatto una lista.

E’ la volta buona, pure il suo ex vicesindaco è in lista contro di lui.

Scende in campo pure uno dei personaggi prestigiosi del paese, incorrotto ed incorruttibile, che si schiera contro, si mette nella lista civica contraria.

E chi ha vinto questa volta?

Di nuovo lui.

Quarantadue anni.

Milleduecento aventi diritto al voto.

Un piccolo paese.

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2 pensieri su “Un piccolo paese

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