Sfatando

Ci sono alcuni miti da sfatare.

Nella mia vita ce ne sono due ricorrenti:

1) gli ultimogeniti campano benissimo

2) quelli che nelle relazioni lasciano sempre non soffrono mai

Per quanto riguarda il primo assunto, il primo che prova di nuovo ad esplicitarmi il suo punto di vista, verrà esplicitamente invitato a passare una giornata con me e con i miei. Gli ultimi che l’hanno fatto ora vivono all’estero, per dire. Basta sapere che tutto quello che i tuoi fratelli non hanno fatto ricadrà su di te. Nel mio caso ho una sorella che si è laureata con centonove (mannaggiattè) e un fratello che convive da nove anni senza pensare minimamente a sposarsi (sposa… chè? La sua risposta) e che ha abbandonato l’università a tre esami (tre) dalla fine. Welcome in my molto invidiabile condition of ultimogenita.

Secondo punto, ed è il motivo per cui sto scrivendo. Purtroppo (o per fortuna, secondo gli altri) nelle storie importanti sono sempre stata io a dire arrivederci e grazie. Perché questo crea più danni che benefici?

Innanzitutto appena lasciato, lui si sente in dovere di esternarti quanto sta male, e tu non puoi sottrarti dall’ascoltarlo. L’hai lasciato tu, sentiti in colpa.

Poi, dopo un po’, lui si sentirà in dovere di farti sapere come procede la sua vita senza di te. Sia che proceda positivamente (guarda come sto bene da quando mi hai lasciato -sentiti in colpa- non l’avrei mai pensato -sentiti in colpa-) oppure negativamente (da quando mi hai lasciato sto andando da uno psicologo – true story- – sentiti in colpa- e non parlo con nessuno, vero che torneremo insieme? -caterva di sensi di colpa a gogò-).

Quando la fine e lo strascico sono ormai superati (sì, perché, visto che una volta quelle persone le amavi, vuol dire che cretine non erano, sennò mica ti saresti innamorata di loro, no? Quindi anche a loro prima o poi passa) loro passano a voler di nuovo un dialogo. Almeno io, ma penso tutti, con le persone con cui sono stata, ho condiviso viaggi, case, cucine, periodi lunghi di vita , avventure divertenti e discussioni sulla politica e sulla società, quindi come fai a non voler mai più vederli? A me non è mai capitato (ma mai dire mai). Quindi loro si fanno sentire (tu non puoi farti sentire, tu sei quella che li ha lasciati – sentiti in colpa-)   e ti chiedono di vederti, di uscire. Tu non sei fatta di pietra mista a ghiaccio, ma devi comunque non lasciare spiragli dove inserirsi. Un caffè va bene, una cena no (perché tu che sei quella che ha lasciato -sentiti in colpa- devi pure fare la parte di quella più responsabile) . 

Infine, il momento peggiore.

Ti chiedono l’amicizia su Facebook.

E tu (che sei quella che li ha lasciati – sentiti in colpa- ) la devi accettare, già li hai lasciati una volta (sentiti in colpa), devi accettarla.

Con i vari filtri (già non scrivo niente su Fb, ma meglio evitare problemi).

Però cosa può succedere?

Che una sera apri Facebook e trovi che ti hanno taggato in una foto di uno che quando l’hai lasciato ha pianto. Un metro e ottantotto de toso che piangeva e mi abbracciava. E mi hanno taggato in una foto in cui eravamo assieme, sorridenti.

Sotto c’era una foto, di uno che quando l’ho lasciato mi ha letto gli ultimi messaggi che gli avevo mandato, chiedendomi il perché di tutti. Era taggato in una foto con la sua attuale fidanzata, sorridenti.

Welcome in my molto invidiabile condition.

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