Leonard, Albert e la finestra

Stavo scrivendo di Bloomfield, un po’ sonnecchiante, appena finito un fruttolo alla banana (eh lo so, io preferisco quello alla pesca, ma che ci vuoi fare, c’era solo questo in casa) ed all’improvviso tornavo indietro nelle drafts che ho lasciato lì, per altri momenti, per ricordarmi di, per postarle poi, per rileggerle con calma, per appuntarmi dei pensieri, o per ricordarmi di un post scritto da un amore passato, per ricordarmi delle impressioni che faccio, quando entro nelle vite degli altri aprendo la porta col sorriso, e attorno alle drafts c’era tutto questo blu, non mi sono più ricordata di quando le avessi postate, mi sembrava gennaio ma forse era dicembre, chissà. Mi è sembrato così triste non ricordarmi il mese e che gennaio e dicembre mi sembrassero uguali, ero stata nelle stesse case, negli stessi divani, avevo preso gli stessi treni.

E allora la nausea (sarà stato il fruttolo? L’avevo detto io che alla banana meglio di no) mi ha fatto chiudere tutto.

Ho aperto la finestra. Quella vera.

Non una finestra qualsiasi, ma quella che ho aperto la domenica prima degli esami di maturità.

Ero in ansia, avevo appena letto Lo straniero, non capivo più niente, solo un vago sentore che il mondo per come lo conoscevo sarebbe cambiato ma come, non lo sapevo.

L’ansia mi aveva fatto aprire quella finestra, che non è una finestra qualsiasi.

E’ la finestra che dà sul retro. Non ti vedono dalla strada.

Il cielo azzurro era rosa. Proprio così. L’azzurro si striava di rosa verso la fine, verso la casa gialla di quello che mi piaceva tanto quando facevo la medie, quella casa che guardavo sempre con insistenza, sperando che magari mi arrivasse un segnale. Che non arrivava mai.

C’era il cielo, azzurro, che si striava di rosa. E i colli.

Si vedono benissimo i colli, nelle giornate limpide, dalla finestra sul retro.

L’aria era pulitissima.

E allora ho respirato profondamente. Ho guardato il cielo, l’azzurro e le nuvole piatte rosa in fondo verso la casa gialla. Ho guardato i colli, che si vedono proprio bene quando il cielo è limpido. Ho respirato. Ho chiuso la finestra.

E mi sono ricordata che Bloomfield diceva “i Greci hanno avuto il dono di meravigliarsi per cose che altra gente accettava come naturali”.

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