Sul treno che va laggiu’

Ero in treno, tutta tirata ma non truccata perche’ e’ un’ora e mezza di tragitto (yes darling, love sucks) e avrei fatto in tempo a farlo dopo.

Ho finito di leggere un libro spettacolare ma parcellizzato (si, e’ un libro di racconti meravigliosi) e mi sono buttata su uno dei libri di geografia (geografia della mobilita’, o qualcosa del genere) ma la noia, ma la poca voglia, ma la stanchezza di avere davanti ancora un’ora ed un tizio cafone che non solo non ha spostato la sua roba da sedile ma non ha neanche fatto il gesto di volermi aiutare con la valigia, mentre la caricavo nella cappelliera…

Se uno mi conosce, lo sa che e’ evidente che ce la faccio da sola (non sono immensa, ma con un pugno ti butto giu’) ma insomma, almeno una parvenza di cortesia…

Ero li’, seduta, guardavo il cafunciello (anni dai ventisette ai trentadue, maglioncino blu, capello corto, manine impegnate a digitare sul suo splendido notebook) e frugavo nella borsa, alla ricerca di qualcosa di diverso da leggere (geografia mobile gia’ ripiegato ed inserito nell’apposita fessura) quando mi sono ricordata di un’attivita’ che ho quotidianamente praticato dall’eta’ di 8 anni e che chissa’ perche’, perche’, chissa’ per come, negli ultimi tempi ho trascurato: scrivere.

Ho trovato un fogliettino, scritto la data in alto a destra, controllato l’ora, segnato l’ora con i minuti precisi, scritto: treno da casa mia a casa sua, ed ho iniziato.

Non me ne sono accorta ed ho scritto quattro pagine.

E dopo, che ve lo dico a fare, mi sono sentita mille volte meglio.

Perche” scrivere a me ha sempre aiutato a dipanare i pensieri ingarbugliati.

Nell’ultimo periodo mi sono accartocciata su me stessa, e tutti si sono messi a dirmi, a giudicare, a consigliare, a cercare di parlarmi, di convincermi, di spronarmi, di spingermi, di indicarmi, di rimproverarmi.

Ed io, dopo le quattro pagine fitte fitte, ho staccato la penna. ho realizzato nel retro del cervello che il cafunciello era sceso  da un po’ ed ho trovato il bandolo della matassa.

Non e’ detto che gli altri abbiano sempre ragione.

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