Oggi è andata bene. Mi sonos vegliata con l'ansia, come tutti i mercoledì degli ultimi tre mesi. Ci vado o non ci vado. Dai ci vado. E mi sono presentata all'esame, come avrei dovuto fare in tutti i mercoledì degli ultimi tre mesi.
E' andata bene. Il prof si è alzato, mi ha fatto i complimenti, a metà esame ha voluto pure stringermi la mano. Speriamo di continuare a non aver paura.
Questo duemilaundici è stato un anno strano. Gennaio e febbraio li ho vissuti al galoppo per via di un esame che continuavo a rimandare che di conseguenza mi faceva rimandare il ritorno in Turchia. Marzo è iniziato bene, con tre esami superati in una mattina, la corsa verso Termini e poi verso Fiumicino e Istanbul, dove i miei mi aspettavano. E poi basta. L'Italia è finita lì, quel 3 marzo.
A metà marzo hanno bussato alla porta, la storia è vecchia, la racconto per chi ha ancora voglia di starla a sentire, si è presentato un metro ed ottantotto di cestista teutonico, con un sorriso ed un'innocenza disarmanti.
Poi c'è stata la Cappadocia, la Cappadocia ocra e gialla punteggiata dai fiori di pesco e e di mandorlo. Una gioia per gli occhi e fiumi di raki che chiedevano soltanto di farci innamorare. E' stato un marzo complicato fatto di viaggi lunghi in autobus e di abbracci e di chattate lunghissime e di chiamte ancora più lunghe verso l'Italia.
Aprile è stato il mese delle decisioni, della chiamata definitiva verso l'Italia, dei cuoricini negli occhi, della leggerezza, della visita di mia sorella dopo nove mesi che non ci vedevamo e di Salàmin (il futuro genero ungherese).
E' stato un mese di pioggia, di stivali neri ma anche di scoperte, di fango sui jeans e di guardie forestali che potevano scoprire.
Poi è arrivato maggio. Maggio ed il sole, maggio e la costa egea, maggio e l'isoletta, e la bottiglia di vino sulla spiaggia, maggio e le promesse, gli occhi negli occhi e la nave che muove il vento.
E giugno, mese di abbracci di saluto, di lacrime, di feste di fine anno, vedendo gli studenti già uomini e donne vestiti bene a ballare, di groppi in gola, di saluti rotolati sui prati di notte, di aeroporti e di ritorni.
Giugno  è stato il mio ritorno a casa. E la presa di coscienza che la vacanza era finita.
E l'inizio del periodo nero.
Luglio è stato un casino, passato di giorno in biblioteca e di notte a rincorrere e negarmi, a non crederci più e a crederci ancora. A ballare la notte e a piangere di giorno. A patire. A patire le assenze e a scoprire le presenze. Luglio è stato un mese di gran casini. Finito una notte di luce. Una notte di luce negli occhi, di occhi che mi dicevano "sei a casa", del mio cuore finalmente lasciato libero di parlare che diceva: sì!
Se luglio è stato un casino, agosto è stato un bordello. Un bordello di emozioni, di rincorse, di treni presi, di sorprese fatte all'aeroporto di una mano che mi stringe forte e di una voce che mi sussurra "ma tu mi vuoi bene?" temendo di non sapere la risposta.
Settembre è stato in apnea, a studiare e a sentirmi in colpa.
Ottobre come sopra, fino a Novembre.
Novembre, il mese più bello dell'anno per definizione, mi ha regalato lacrime ma anche nuove consapevolezze: da soli si va, ma a volte c'è bisogno anche di chi ti vuole bene.
Dicembre è qui, è oggi, ed è la prima volta dopo tanti anni che passerò il Natale con i miei fratelli.
A me non sembra vero, ancora.
invece di andare alla messa di Natale, il 24 a mezzanotte io sarò a Malpensa, ad abbracciare il mio fratellone. E un anno così scombinato non poteva che avere un finale imprevisto come questo.
Ho paura per tante cose, ho paura di non farcela, ho paura di non essere abbastanza brava. Ma so che il 2012 mi porterà solo cosa belle, e allora sono contenta. Auguri a tutti voi ūüôā

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