Era una vita fa.
Quella vita in cui passavo le notti prima degli esami a stare sveglia fino a tardi, dormire due ore e svegliarmi alle cinque per ripassare.
Era una vita fa.
Quella vita in cui compravo tutti i libri degli esami e non facevo selezione, erano tutti importanti, anche se i contenuti si capiva lontano un km che non me li sarei ricordati la settimana dopo l'esame.
Era una vita fa.
Quella vita in cui tremavo prima di entrare a ricevimento col professore, che mi venivano gli occhi lucidi davanti alla prof quando diceva "venticinque, lo accetta" ed il moto d'orgoglio diceva: no, non accetto, rifiuto il voto.
Era una vita fa.
Quella vita in cui la prof metteva lo scritto il 4 gennaio e io prendevo il treno alle sei del mattino per essere a fare l'esame alle nove e poi aspettare ore per essere ricevuta all'orale e lamentarmi per un ventotto.
Era una vita fa.
Una vita che mi devo far venire in mente, ora, subito.
Una vita prima di capire, prima di iniziare a scrivere mail ai professori quasi dandogli del tu, una vita prima di iniziare a criticare i libri scritti dagli stessi professori in faccia loro all'esame, una vita prima di entrare all'esame nello studio del prof e togliermi il cappotto, appoggiarlo sulla sedia posso mettermi comoda, vero?, una vita prima di iniziare a chiamare i professori ai loro numeri privati per chiedere programmi personalizzati (sa il corso che tiene quest'anno non mi interessa, anche se mi dà dei libri in più, posso chiedere un programma su un altro argomento?), una vita prima di iniziare a vivere fuori dall'Italia e tornarci solo per fare gli esami, consapevole che mi stessi guadagnando la vita fuori dalle aule universitarie, e fuori da quello che mi potessero insegnare.
Una vita che però è come se non avessi avuto, una vita che devo rendere storia, passato, racconto, una vita che è solo un aneddoto da raccontare a chi lo vuole ascoltare.
Domenica la prof mi manda un'email e mi dice: ho deciso che le farò fare lo scritto
Io sono quattro anni che non faccio un esame scritto all'università. Io non so neanche se adesso gli esami scritti si facciano sull'ipad, per dire.
Io non so cosa chiedano alle matricole, adesso. Una vita dopo.
Io quella vita me la devo ricordare, me la devo far tornare in mente, visto che stanotte dovrò -per l'ennesima volta in vita mia- passare la notte in bianco perchè non ho studiato abbastanza (le 4 di notte, appena finito di stampare la tesina della maturità, centosessanta pagine, io, il mio letto, notte prima dell'orale, casa mia, la mamma che corre, mi sente urlare, ed io sto piangendo ed urlando "non ho studiato abbastanza").
Una vita fa.

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