Quattordic’anni già (oh oh – oh oh)

Sono tornata a fare la cosa che mi piace di più.
Lavorare. 
Cioè, non che "lavorare" sia la cosa che mi piaccia di più al mondo, ma lavorare con gli adolescenti sì.
Ero sempre stata abituata ad avere a che fare con classi, in alcuni casi (Turchia e Francia) anche classi minuscole, di sei o sette alunni.
Ma la classe è la classe. E' uno show, sei sul palco e devi sempre far divert… ehm, far stare attenti tutti. E se proprio ci dovesse essere un momento scomodo, una domanda imbarazzante, un attimo di panico, si fa presto: si richiama qualcuno che sta chiaccherando, ci si rivolge a quello distratto, si prende tempo, si fa una battuta. Il singolo si perde nella massa, tutti ridono, dimenticano. Poi, con calma, magari ci si torna su.
Magari anche no.
Ora però c'è una novità. Non ho a che fare con una classe. Ho a che fare con una persona sola, una ragazzetta di 14 anni (d'ora in avanti "creatura") che vedo diciotto ore a settimana. Praticamente vede me più della sù mà (sì, è toscana).
E a me si è aperto un mondo
Abituata ad avere a che fare con adolescenti che si credevano già grandi, ma grandi e fatti, per i motivi più diversi (in Francia perchè le ragazzine a 15 anni si credevano Carmen Electra – true stroy- in Turchia perchè appena finiti i compiti dovevano scendere al negozio ad aiutare i genitori –true story pt2piccolo corollario retorico: come cambiano le priorità quando non c'hai i soldi, eh?), ora ho a che fare con una che ha 14 anni ma non è per niente grande nè si crede di esserlo.
Non ha il ragazzo, nè le interessa averne uno, legge i fumetti giapponesi, porta l'apparecchio e suona il violino.
Ha poche amiche e non le vede molto, perchè per fare il liceo si è trasferita in città.
Non usa quasi mai Facebook e pur avendo un supercellulare dell'ultima generazione, non è molto pratica a mandare messaggi.
La creatura, dopo il primo momento di diffidenza, ha iniziato a chiedermi le cose più disparate. 
Succedeva anche nelle classi, creato il primo momento di confidenza, ma l'ambiente esterno (c'è comunque una cattedra ed una lavagna, magari pure l'uniforme) ed il controllo incrociato che i ragazzi esercitano sui compagni, arginava domande imbarazzanti o eccessivamente personali. Nonostante questo, una delle prime cose che chiedevano era: sei fidanzata? seguita a ruota da ce l'hai facebook?
Davanti alla creatura io sono quindi completamente disarmata.
Non corrisponde a nessuna delle categorie di adolescenti con cui avevo avuto a che fare o forse, la lente d'ingrandimento mi porta a vedere particolari che nella classe si perdevano.
Mi ha già chiesto: se mi piace di più Monti o Berlusconi (e fin quà, direte voi) ('spetta che non sè mina finia), se fumo, se ho mai fumato, se ho mai fumato una canna, se ho il ragazzo, se l'ho conosciuto nella mia classe, a che età ho avuto il primo ragazzo (qui, lo confesso, ho spudoratamente mentito, con un SEDICI! a cui tutto il mio pubblico immaginario fatto dei miei amici si è rotolato per terra dalle risate).
In una parola: …aiuto.

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