Anna, questa mia amica americana, a venticinque anni non riusciva a godersi un'uscita o una birra in più o un viaggetto il fine settimana.
Continuava a ripetere che aveva un debito contratto con lo stato americano per pagarsi gli studi all'Università. Era qualche anno fa, ricordo qualcosa come venti mila dollari, più o meno.
Cercava di risparmiare il più possibile per riuscire a pagare quel debito il prima possibile.
Mi è venuta in mente, mentre mi guardo attorno, qui, in Italia.
Noi il grande debito per l'università ci sembra poca cosa, visto che lo contraiamo con i nostri genitori.
Ma il ripagarlo, ai nostri genitori, (con risposte solerti alle loro chiamate, presenze alle riunioni di famiglia, obblighi, piccoli ricatti, occhi che si chiudono davanti alle loro intromissioni, piccole cattiverie e anche soldi o regali, dopo, una volta finito l'università e con uno stipendio in mano) forse a noi costa ben di più.
Siamo de-responsabilizzati prima (mentre gli americani a diciannove anni iniziano a fare i conti con soldi che non sono i loro e che devono tassativamente restituire a tempo medio-breve) ed eccessivamente responsabilizzati poi (quando nessuno dovrebbe più farci notare o pesare nulla perchè grandi e fatti, siamo vittime di una rete vischiosa e omertosa in cui nessuno dice niente ma tutti devono sopportare).
Insomma, non è che noi giovani italiani non ci indebitiamo per l'università.
E' che noi giovani italiani saremo debitori a vita di qualcosa che purtroppo non si può restituire a soldi.

Advertisements

4 thoughts on “

  1. Condivido lo spirito del post.
    Purtroppo, però, negli States questi prestti d'onore sono dei veri e propri cappi al collo, molto spesso, e popolano gli incubi di gente che si vede costretta ancora, a cinquant'anni, a pagare lo stato per i propri studi, e non sono sicura che nemmeno quella sia la via migliore (per dire, è notorio che, tradizionalmente, gli italiani sono molto più "risparmiatori" degli americani)
    .
    Per il resto l'Italia fa davvero spavento, per certe cose. A trent'anni si è ancora, di fatto, considerati dei ragazzini dalla società. Come se avessimo ancora tutto da imparare. E la cosa per me ancora più incredibile è che, rispetto a molti coetanei stranieri, siccome sappiamo che è così facciamo persino fatica a rivendicare i nostri diritti o la nostra dignità, e tutto sommato lo mettiamo nel conto, di essere trattati da ragazzini.
    Scusa, sono partita un po' per la tangente, mi sa! 🙂

    Mi piace

  2. No, Fughetta, non sei partita per la tangente, anzi, mi fa piacere che mi aiuti ad approfondire un aspetto su cui sto riflettendo molto negli ultimi giorni.
    Mi sono ritrovata volente o nolente ad avere a che fare con un bel po' di studenti sotto i trent'anni ma non così sotto, e mi sono partite certe riflessioni.
    Non sono neanch'io sicura che sia meglio la via americana, comunque.
    Riflettevo sulla differenza dello studente americano che ha come interlocutore lo Stato, e quello italiano che ha come interlocutrice la famiglia e tutti i rapporti che possono nascere da queste dinamica (a mio avviso un po' malata).
    Non trovo giusto neanch'io che uno studente a vent'anni debba sentirsi il peso di ventimila dollari da restituire, perchè non gli permette di vivere e di fare esperienze che avrebbero un senso alla sua età (viaggi, anni sabbatici, altre lauree, formazione non accademica varia) ma d'altra parte penso che questo lo faccia sentire "responsabile" molto presto e anche (passami il termine) "grato" alla società e quindi potenzialmente più attivo per migliorarla.

    Per quanto riguarda il fatto di essere considerati dei ragazzini, molto per me dipende da quel tipo di rapporto familiare, in cui ogni tuo debito è contratto con la tua famiglia e che quindi rende debitori solo e soltanto verso di essa, e non verso lo Stato e la Società, e che quindi rende gli studenti "grati" solo alla famiglia e in funzione di essa cerchino lavori (quelli che facciano contenta la mamma) e soltanto ad essa si rivolgano (prima la casa, prima la macchina, prima i regali ai genitori, prima di tutto la famiglia, poi, CASOMAI, se è avanzato tempo ma soprattutto energie, anche la società).
    Per me questa nostra chiusura nella famiglia ci porta ad essere così poco propositivi nei confronti della Società. E' che non avendoci mai a che fare (protetti o nascosti dalla famiglia) la sentiamo così lontana che non ci viene da chiedere a lei i nostri diritti.
    Che dici, condividi? Che ne pensi tu?

    Ps: sto generalizzando, ovvio. Ma mi sembra uno stato d'animo diffuso.

    Mi piace

  3. Leggendo quello che scrivi mi accorgo che tu guardi le cose da un'ottica che è leggeremente diversa dalla mia, in questo momento. Ho provato a vederla come la vedi tu e mi trovo molto d'accordo! 🙂

    Non so, probabilmente è vera questa specie di gerarchia tra la società e la famiglia. Se penso alla mia storia personale, però, per quanto posso dire di essere molto legata alla mia famiglia, non mi sento per questo meno responsabile verso lo Stato. Dallo Stato ho ricevuto un'educazione motlo buona nel complesso, e i miei genitori, per quel che posso dire, hanno sempre avuto un atteggiamento di massimo rispetto per le Istituzioni. E questo va dal pagare le tasse al non buttare le carte per terra, dalla raccolta differenziata al diritto di voto sentito come un impegno.

    Siccome alla fine mi pare che parliamo sotto la spinta di quello che ci succede e ognuno si forma opinioni sulla base delle sue esperienze, ecco un esempio di quello che intendo.

    Dopo la laurea ho lavorato all'università (italiana) con una borsa di ricerca. Per motivi che non sto a spiegare, andavo ogni mese a riscuotere l'importo della borsa in banca, per cassa, a mano.
    Ricordo la scena la prima volta (ripetutasi identica ogni mese). Mi presento esibendo un documento e spiegando cosa sono andata a fare. Il commesso mi chiama per nome ("Allora, Anna, Anna, vediamo se ti trovo in questa lista") e cerca le mie carte con un fare accondiscendente. Quando ha trovato la mia busta paga strilla "OHHHHH, eccoti qua Anna, allora sono MILLENOVE-EURO-E-SETTANTOTTO-CENTESIMI, giusto?" Va a prendere i soldi e me li conta sotto gli occhi. "è tutto a posto, sai? Ciao, Anna"
    Ora, a me non importa proprio nulla di far sapere al mondo qual è l'importo della mia borsa di ricerca, per carità. Sono soldi guadagnati lavorando, di cui certo non mi vergogno. Anzi. Quando si dice che le borse di ricerca sono di mille euro, be', sono proprio di mille euro… Però, ecco, non mi pare il modo. Siamo in banca, io sono una cliente come tutti gli altri, mi piacerebbe essere trattata, se non con riguardo, almeno con rispetto. Perchè chiamarmi per nome? Perchè farmi ripetere tutto tre volte, come se avessi chissà che strana richiesta?

    Scena analoga, ma in Belgio. Il commesso parla a voce bassa, mi mostra i numeri sullo schermo, mi chiama mevrouw e quando gli chiedo di cambiare gli euro in sterline, anzichè strillare l'importo, gira leggermente il monitor così che io possa leggere. E la stessa cosa si è verificata all'agenzia per il contratto d'affitto: la signora era gentilissima e sollecita, devo ammettere che mi ha aiutato tantissimo, ma mi trattava a tutti gli effetti come una cliente, non come una ragazzetta. Idem in comune per la carta di residenza.
    Queste cose si sentono.

    Condivido quello che dici a proposito della "gratitudine" verso la società. In troppi finiscono col pensare che, in fondo, la società non si cambia, e non valga nemmeno la pena provarci, perchè è qualcosa di assente e lontano. Lo Stato, questo sconosciuto. Invece i miei, di quelli sì che mi fido!
    Come diceva qualcuno, c'è solo la strada, la strada è l'unica salvezza.
    Scusa, sono stata eterna!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...