Quando io sono nata, papa’ era ad un funerale.
Intendo proprio quell’ora, quell’attimo in cui qualcuno attorno a mia mamma diceva Spinga spinga (almeno cosi’ ho semp visto dire nei film, ma visto che sono nata a Padova, magari l’ostetrica diceva “chea spinza, chea spinza”… chissa’) papa’ era ad una funzione religiosa con bara annessa.
Per quelli patiti del significato “nascosto” ma chiaro fin dall’inizio, per quelli che vedono un senso ( o ce lo vogliono trovare) nell’inizio di ogni racconto/storia/avventura/vita, puo’ essere questa una buona cifra.
Comunque, pur trattandosi di pura casualita’ ( non gliel’aveva certo chiesto papa’ al suo amico di morire proprio quando dovevo nascere io) qualcosa di “prestabilito” o”predestinato” c’e’ in questo inizio, che nello specifico e’ l’inizio della mia vita.
A me la morte ha sempre colpito. Ma non con il fascino sinistro che puo’ avere sugli adolescenti, o con l’esaltazione che puo’ avere per i satanisti o per i depressi. A me e’ sempre sembrato il punto di riferimento naturale. Tra me e papa’ di morte in senso generale e particolare se ne parla stesso. Mamma non capisce, dice che siamo oscuri, tristi, che porca vacca, sempre con ‘sta morte in bocca, uffa.
In realta’ a me la morte non dico che non spaventi (non sono un’eroina senza macchia ne’ paura, eh) ma nemmeno mi preoccupa. Anzi, che ci sia mi rassicura.
Se tutti ci ricordassimo di dover morire prima o poi, forse tanta cavolate non le faremmo. Forse cercheremo di mandare giu’ un po’ di piu’ quando parliamo o discutiamo con gli altri.
Gli antichi dicevano “memento mori” non per portare sfi*a, ma perche’ solo ricordandoti che non sei immortale puoi apprezzare appieno quello che sei e che fai.
Hai una scadenza, anche tu. E’ scritta da qualche parte nel fondo, illeggibile, assieme allo stabilimento di produzione, ma c’e’.
Ed il fatto che ci sia e’ una cosa bella.
Tendiamo a dimenticarcene, a voler dimostrarci sempre giovani, pimpanti e spensierati. Ma il pensiero, il memento mori ce lo dobbiamo avere sempre stampato in fronte.
Questo non vuol dire che bisogna fare tutto e piu’ di tutto perche’ la vita e’ breve e potrebbe finire, ma anzi, significa che dobbiamo prenderci le nostre responsabilita’ davanti a quello che facciamo, essere meno egoisti e meno arroganti, perche’ abbiamo cosi’ poco da pestare sulla terra che non vale la pena farlo umiliando gli altri e soprattutto perche’ non possiamo pretendere che gli altri paghino i nostri debiti quando non ci saremo piu’.
Questa e’ per me l’idea di morte. Semplicemente che sia da accettare come parte e come termine della vita. Non so se mi derivi dal fatto che quando ho iniziato la mia vita papa’ piangesse per la fine di un’altra. Magari per molte persone io sono triste e depressa perche’ nei discorsi un qualche riferimento alla morte c’e’ sempre. Ma sara’ quindi un problema mio perche’ cerco di averla sempre presente o vostro che ve ne siete dimenticati e non volete neanche sentirla nominare?

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