Per favore, vediamoci un'ultima volta, un ultimo caffè, poi tornerò in Germania.
Sono andata con il passo della mattina degli esami, quando non senti le gambe ma senti molto i polpacci, che pesano tantissimo. Quando non hai studiato così tanto ma sai che ti devi presentare e devi inventarti qualcosa e fare bella figura comunque. Convincerli che sei sicura di te, che ne sai anche se adesso no hai voglia di sfoggiare tutta la tua sapienza. E ti concedi l'insicurezza solo per quella camminata, solo per te, perchè tanto il prof mica ti può vedere.
Ho pensato magari faccio un salto in libreria, magari gli prendo un libro, così si ricorderà di me. Ma no, che clichè da adolescenti ho pensato subito dopo, non è possibile che regali libri a tutti i miei amori passati. Un giorno o l'altro dovrò crescere anch'io.
Poi mi sono avvicinata, era imponente nei suoi quasi due metri ma anche instabile, come pervaso da troppe emozioni. Ci siamo abbracciati ed ero davvero io [sic!] quella più stabile.
Abbiamo preso un caffè.
"Sono ferito e deluso. Ma sono ancora innamorato di te". Ti ho preso un libro, ha detto, parla della felicità, perchè voglio che tu sia felice.
Ho vomitato parole, ragionamenti sconclusionati. Triste messinscena di due che si lasciano.
Devi essere quella più forte, essere sicura per tutti e due. Fallo sto esame, porta a casa sto voto.
Ok, allora adesso ci prendiamo una bottiglia di vino e poi prendo il treno e ci salutiamo.

Alla prima bottiglia ero sicura, lo guardavo con affetto.
Alla seconda bottiglia ero meno sicura.
Alla terza bottiglia non mi ricordavo più chi stavo lasciando e perchè.
Siamo passati all'inglese.
E' stato un gorgoliare di Ich liebe dich.
Sono sei la mia anima gemella, soffirrò per sei mesi e ti penserò. Poi tornerò a fare la mia vita, ha detto. Ma continuerò ad aspettare che un giorno tu bussi alla porta.
He deserves a chance. Ed è vero. La deserves proprio. Non ci sono molti uomini che ti direbbero: facciamo finta di niente, ti rivoglio anche se sei stata con un altro. Lo so, ho detto.
Ma un giorno racconterò ai miei nipoti di quella volta che sono andato a Firenze per la ragazza di cui ero innamorato.
Ci siamo abbracciati, barcollanti. Io per l'alcol, lui per i sentimenti. Anch'io per i sentimenti. Ma anche per l'alcol.
Accompagnami alla stazione. Va bene, se riesco ad arrivarci. Ci siamo abbracciati e per me lo spazio era tutto bianco. Non sapevo dov'ero nè con chi. Ero solo pervasa dal dispiacere e dal senso di colpa.
Il telefono continuava a suonare. Sapevo che qualcuno stava in ansia per me. Ed il senso di dispiacere e di senso di colpa aumentava.
L'ho accompagnato dentro. Fatto sedere al suo posto. Ultimo abbraccio. Tu lo sai che devo morire a trentadue anni vero? Si, lo so, infatti verrò a cercarti di nuovo quando ne avrai trentuno e mezzo, e staremo assieme, così potremmo dire d'essere stati assieme tutta la vita, fino alla morte.
Ti amo.

a volte i viaggiatori si fermano stanchi
e riposano un po' in compagnia di qualche straniero
chissà dove ti addormenterai stasera

forse ti stai cullando al suono di un treno

un giorno guidati da stelle sicure ci ritroveremo in qualche angolo di mondo lontano
nei bassifondi o sui sentieri là dove corrono le fate

e prego qualche Dio dei viaggiatori che tu abbia due soldi in tasca da spendere stasera e qualcuno nel letto per scaldare via l'inverno e un angelo bianco seduto alla finestra.

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