Io non volevo leggere un libro che parlasse di me. Non volevo dover pensare. Allora, m'ero detto, mi compro una storia. Quella stupida illusione che abbiamo tutti che per risolvere i problemi basti allungare un po' di soldi.
Mi compro una storia che non c'entra niente con me. Che non parla del mio passato, che non parle dei miei sentimenti, che non parla del mio presente.
Al massimo il condizionale, vah. Ho scelto l'Israele, perchè è la terra dove un giorno vorrei andare a vivere, perchè ogni volta che ci voglio andare succede qualcosa, perchè ci vanno tutti ed io rimango qui a sognare di andarci. Però non c'entra poi molto con quello che sono io, con quello che voglio, con quello che sono diventata.
Così pensavo.
E dentro a quella storia gialla, con la copertina gialla e blu, come le più belle giornate di sole e di mare, ho trovato tutto.
Ho trovato la Spagna, non la Spagna e basta, ho trovato Madrid, la città che con le sue calles mojadas me ha visto crecer, dove sono andata innocente e forse un po' impaurita e sono partita dopo due anni, senza innocenza. Dove tra le vie che si ingarbugliano ed i quadratini perfetti dei marciapiedi ho sbagliato strada un sacco di volte, in senso proprio e figurato.
E poi ho trovato la Germania, la Germania che ho cercato di allontanare da quando la conosco, che è stata la prima Nazione a regalarmi libri da leggere, e l'ultima a regalarmi un uomo troppo gentile da amare, a cui dopo aver aperto la porta una sera di marzo, l'ho sbattuta in faccia una mattina di fine luglio.
E dentro ho trovato il Mediteranneo, che mi prende e mi chiama a sè da quando sono piccola, dove sbatto i piedi e faccio per affondare ma alla fine non affogo mai. Ed il Mediterraneo si chiama Napoli, una Napoli che nella mia testa è surreale perchè l'ho vista in spagnolo, come se fosse stata un film napoletano doppiato in spagnolo, e per questo mi è sembrata ancora più colorata e stridente di quanto già sia.
Ma poi penso che Istanbul l'ho vista doppiata in campano ed in veneto ed in tedesco ed in inglese ed in ungherese e quindi alla fine, bisogna solo cercare di volere tanto bene ai doppiatori.
Ma poi, soprattutto, in questa storia gialla e blu che ho comparato pensando di riuscire a non pensare, ho trovato l'amore. Quello che ti bussa alla porta ed aspettavi da una vita,q uello che fa mille gire e tenacemente ti aspetta, quello che forse ho e non me ne sono accorta ancora, quello che desidero, quello che mi impaurisce, quello che ti fa sentire bella ed inspiegabilmente ascoltata (ma non esaudita) ogni volta che parli.

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