Le scelte mi hanno sempre messa in agitazione.
Non parlo del decidere gli ingredienti del panino (ma anche, degli allegri venti minuti a pensare: crudo o speck?) o di cosa mettere nel carrello (ma anche, delle allegre mezzore a girare per gli stessi settori col carellino alla coop: no dai stavolta non prendo dolci che poi restano là e mi ero ripromessa di mangiare più frutta ma non c'è frutta allora vai di yogurt ma sono proprio sicura che neanche una fettalatte mi voglio tenere in frigo?) ma di scelte un po' più serie stile: cosa fare all'università, dove vivere, fare domanda o no per quella borsa di studio, che Paese scegliere per l'anno prossimo, aprire o no la partita iva…
Mi viene l'agitazione, dormo ma sogno solo cose correlate a quella scelta, ne parlo con papà, ne parlo con mamma, ne parlo con Sorellondra (a fratello invece le dico già fatte, sennò lui mi dà sempre il solito consiglio: ma lascia stare, vieni qua piuttosto che ci apriamo il baracchetto/il bar/l'enoteca/la pizzeria alle Canarie), ne parlo con tutte le amiche e tutti gli amici degni di nota… divento una gran scassamar**i, insomma. E poi scrivo, scrivo tantissimo, arrivo addirittura a fare liste ed a segnarmi i pro e contro della tale o talaltra possibilità.
Anche perchè molto spesso, questo tipo di scelte ne travolgono molte altre. E qui si arriva al punto: l'amore viene sempre messo da parte, nelle mie scelte. E' ovvio che se io decido di andare a vivere per un anno in Turchia, metto da parte la relazione che ho intrapreso, e/o mi aspetto che lui faccia altrettanto. O trovi soluzioni alternative.
Ora, so che per il momento starò in Italia, almeno fino a settembre, forse forse forse (forse) fino a dicembre. Al di là delle scelte lavorative, che per il momento mi sembra stiano così bene a giocare nel limbo in cui gli esami che avrò fino a settembre le hanno conifnate, vengono le scelte d'amore.
Che parolone.
Ho sempre scelto per sfinimento. Ovvero, dopo tutte le liste e le controliste e le chiacchere ed i summit con i miei amici, alla fine sceglievo una cosa solo per l'ordine alfabetico, o perchè era la prima che mi veniva in mente.
Per l'amore così non si può fare. Perchè se è pur vero che decidere di andare un anno in Turchia piuttosto che in Estonia o sei mesi in Francia piuttosto che in Spagna rappresentano comunque un'esperienza formativa, con un paesaggio diverso, per le persone non può e non deve essere così.
Qualche anno fa mi è capitata una situazione simile. Ero molto presa da questa relazione aperta che avevo instaurato da un paio di mesi con uno spagnolo. Poi però nelle pieghe si era inserito il mio bellissimo coinquilino belga. L'uomo dei sogni: biondino, occhi verdi, chitarra, cinque lingue perfettamente parlate, fumettista, sognatore. Avevamo iniziato a farci delle gran corse nella notte tra i ciottoli di Tirso de Molina, risate e chiacchere sul mondo e sul futuro che finivano sul suo divano. La cosa aveva iniziato a prendere una certa consistenza ed io mi sentivo schiacciata: devo proprio scegliere? In tutto ciò lo spagnolo non dava segni di voler essere scelto. Per lui c'ero ma come potevano essercene mille altre, e la cosa non lo turbava nè lo rendeva particolarmente felice. Io però si mi struggevo, e nella notte, sentendomi una gran (deficiente) attrice da melodramma ero scappata da quella casa ed ero andata a Barcellona. Ero arrivata alle sette del mattino, con le luci chiare ed il rumore del mare. Era gennaio, non faceva molto freddo, ma la spiaggia era il posto ideale. Ero rimasta a scrivere davanti al mare, con la mia clarita de limon e il mio pincho de tortilla, immaginandomi come sarebbe andata se avessi scelto lo spagnolo (stabilità, persona inserita nell'ambiente, abbastanza indifferente a me) o il belga (sognatore, viaggiatore, mi aveva già proposto il giro del mondo a suonare e cantare e a fare i mendicanti). Tornai due giorni dopo e lasciai il belga.
Ebbi una relazione dimenticabile e senza nessun amore per un anno e mezzo con lo spagnolo.
Con questo precedente, per me non è facile fare la scelta di questo periodo.
Considerando che ad aprile l'avevo già fatta, ma ora come ora non ne sono più così sicura.
Dove sarà l'amore? Ad inseguire qualcuno che però starà in Germania per i prossimi due anni? E che già mi ha detto: ci rivediamo tra due anni? O a stare con qualcuno che oltre ad essere qui, ora, dimostra (ed ha dimostrato) di potermi seguire ovunque o portarmi ovunque?
O dovrei mandarli a quel Paese tutti e due e veramente andare da mio fratello a fare claritas con limon sulla spiaggia?

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