Ci sono notti, in cui hai bisogno di sentirti bella, di sentirti desiderata, di farti abbracciare.
E vai a cercarti gli abbracci nei posti sbagliati, non vedi il cartello divieto che è posto sopra, e per paura di ferire, di fare troppi passi senza protezione, senza parapetto, senza ringhiera, allora ti fermi, dici no, non volevo, scusa, no, ho detto no, no.
Poi torni a casa, in un malmostoso andirivieni all'altezza dello sterno, e ti cammini dentro e vedi attorno fluttuare e tornare alla tua destra a batterti sulla spalla flussi di colori che pensavi d'aver messo nel cassetto con un'etichetta davanti, chiusi bene, ed invece escono e tu pensavi d'aver dato un nome a tutto e che se c'era una cosa in cui eri brava era quella di mettere i punti e di scrivere le conclusioni.
Invece niente, cammini su questa passerella di legno sospesa tra i flussi colorati dei pensieri e delle emozioni, delle ondate che provi e che vorresti provare e che ricordi d'aver provato, scopri che none sistono baubau cattivi e neri, ma solo voglia di chiamarli così per metterli al loro posto, che potresti stare in mille strade diverse nello stesso momento, e cammini e prendi treni e prendi un po' d'acqua e non vuoi smettere di sognare anche se prima o poi la passerella finirà e forse ci sarà la roccia dura della realtà.
Forse.
Ma è proprio sicuro?

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