Leggevo lei e mi ha fatto tornare in mente una cosa.
Ero al primo anno d'università (parliamo quindi di quella cosa che non ho mai finito ma che se luglio con il bene che gli voglio va in un certo modo potrebbe anche concludersi a breve, ma comunque il primo anno d'università, comunque lo si guardi, era qualche anno fa). Avevo appena trascorso l'estate della maturità, uscendo con un disobbediente dei centri sociali (papà approvvava appieno – leggi: non lo sapeva) che mi aveva portata di nascosto a vedere i concerti dei Modena e dei Marlene e degli Afterhours (si, nei Modena c'era ancora Cisco che cantava, per dire) perchè lui conosceva quelli dell'organizzazione e ci facevano entrare dai cancelli dietro. Avevamo passato delle belle serate a bere tra prati e giardini, io ero molto entusiasta d'iniziare l'università, lui di capirla. Al momento avrebbe dovuto studiare un libro di sociologia per l'esame, appunto, di sociologia, ma resosi conto che il libro constava di seicento (seicento!!!) pagine, aveva deciso di rimandarlo. Poi di rimandarlo ancora. Poi di perdere l'anno. Ma tanto era impegnato con i disobbedienti, i mascherati, sonnasega come si chiamassero, ma erano contro. Ed intanto ci facevano entrare da dietro ai concerti, per cui, butti via? No no.
Insomma, in piena maturità uscivo con questo tizio, carino ma disobeddiente e mi sembrava una cosa simpatica. Finita la maturità, gli avevo detto che non ero poi così convinta. Il tizio m'aveva portato delle rose a casa (trovando la mia mamma ed infilando una serie di strafalcioni davanti allo sguardo semiserio della mater familias) con una lettera molto tenera. L'avevo ringraziato delle rose e gli avevo ribadito che non se ne faceva niente.
Pochi giorni dopo un amico che nell'ultimo anno avevo sentito molto spesso (faceva il militare ed io avevo molto tempo libero – leggi mi chiamava quand'era di guardia e si parlava del più e del meno) aveva appena finito l'anno di leva e voleva uscire "per un gelato". Senza nessunissima intenzione di prendermi qualcosa di diverso uscii per il gelato. Mi ritrovai fidanzata per i successivi tre anni e rotti.
Felicemente fidanzata, aggiungo, che poi sembra che degli ex si debba sempre parlare male.
Eravamo conoscenti, c'eravamo sentiti molto al telefono è vero, ma non sapevamo molte cose dell'altro. Iniziammo a guardarci i film, la sera, sul mio divano, io gli feci scoprire Almodovar e lui a me Jostein Gaarder. Eravamo piccoli e pieni di idee e di sogni. Lui aveva quattro anni di più, ma tra un ritardo universitario e la leva, aveva deciso di iscriversi all'università quell'anno. Proprio quando avrei iniziato io. E così, iscritti in due città diverse, a 144 km di distanza ci facevamo una cena ed un concerto da lui una sera e la mattina lezione di portoghese da me o notte da me che avevo la febbre e lezione di fisica da lui la mattina. Così, per tre anni. Molto felici e molto abbracciati. Molto fidanzati, in tutti i sensi positivi della parola.
Pochi mesi dopo quell'agosto (era dicembre) a me viene un'ideona. Decido di regalargli un viaggio. So che per motivi vari non era riuscito ad andare a Parigi come avrebbe voluto, io c'ero già stata, ma volevo andarci con lui.
Mi sembra un'ideona, inizio a guardare i voli, gli alberghi, e penso: dai, ci andiamo tra un mesetto, qualche giorno, sai che bel regalo? Invece del solito regalo di Natale, come sono figa, se non fossi già impegnata, mi chiederei di uscire.
Poi però mi viene un dubbio: magari lo devo avvertire, prima di prenotare tutto.
Lo chiamo, entusiasta al massimo, caricata a molla.
"Mmmmh, forse è meglio di no."
"??????????"
"Sai com'è, i miei poi magari hanno da ridire che viaggio e non studio".

Ecco.
Ci rimasi malissimo.
Siamo rimasti assieme molto tempo, non ho ragioni di lamentarmi di nessuno dei suoi comportamenti (a parte quello, purtroppo fatale, che è culminato con la nostra separazione), siamo sempre stati bene. Tutto, insomma.
Ma ho saputo da quel momento che non avrei mai più potuto stare assieme ad una persona che davanti agli imprevisti, ai sogni, alle promesse di esperienze, ai progetti, ai cambiamenti non fosse entusiasta.

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