Non era stata una giornata particolarmente brutta.

Dopo tanto posso finalmente passare del tempo con mia sorella, sentire le sue opinioni ed i suoi sempre saggi consigli (deve essere una cosa di famiglia).

Ho anche studiato abbastanza.

Sono riuscita a non mangiare troppi carboidrati.

Eppure, cosa c’è che non va?

C’è che è sabato ed io, io, io me n’ero dimenticata. L’ho scoperto per caso, pensavo fosse un mercoledì qualsiasi, ed invece oggi è sabato. 

E’ il secondo sabato che sono in Italia e non sono ancora uscita. Un’uscita decente dico, di quelle in cui ci si riabbraccia un po’ tutti, si bevono delle brave birre e si torna a casa con il profumo del caldo e dell’amicizia.

Sto rimandando tutto a quando avrò fatto anche questi esami.

Anche questi, già. 

Perchè se c’è una cosa che faccio continuamente sono gli esami.

Biagio m’ha portato una sf**a che Disolosà!

Li ho contati, tempo fa. Nella mia carriera (uahahahh, si lo so, detto da me fa ridere, eppure in gergo universitario o in universitylingo, si chiama carriera pure la mia) universitaria ho dato cinquantadueesami. Cinquantadue. Ora faccio come negli assegni, lo scrivo in numeri: 52 e poi in lettere: cinquantadue.

(Con quelli del sangue? Ha chiosato una spiritosa sorella). (Dev’essere di famiglia pure l’umorismo).

Il fatto è che quando avrò finito gli esami non ci saranno birre, dovrò cercarmi un lavoro, magari trasferirmi… non ci sarà mai il tempo per sedermi ed ascoltarmi con calma un concerto senza sentirmi in colpa verso Apuleio, Ovidio o Bassani di turno.

Ho, come tutti i giorni, guardato le offerte di lavoro. Alcune mi fanno sorridere, altre immaginare: sarebbe bello trasferirmi qui, lì, là.

Ma porca vacca, io in testa al momento ho solo la Baviera.

E lo so che non bisogna scegliere un posto in base a qualcuno, ma se penso a COME ho scelto i posti dove vivere negli ultimi cinque anni, forse scegliere in base a qualcuno sarebbe il primo criterio sensato.

La Francia: era febbraio, non mi volevano accettare l’esame per candidarmi alla borsa per la Spagna. Ho studiato due settimane da operaia (otto ore al giorno con solo una pausa caffè) francese e mi sono candidata a quella per la Francia. Francia, sei mesi.

La Spagna: un’amica mi ha chiesto se la accompagnavo ad un matrimonio nel sud della Spagna, ho detto di sì e poi sono rimasta. Spagna, due anni e due mesi.

La Turchia: al momento della domanda mi si sono bloccate le dita dal freddo, e allora ho scalato l’Estonia di un posto ed ho messo la Turchia. Per paura del freddo. Turchia, nove mesi.

Quindi, ad essere onesti, a rispondere al: perché Germania? Con un “Perchè ho conosciuto un tedesco e voglio andare da lui”, potrei fare pure bella figura.

Ma torniamo al punto principale: qual è il problema?

Il problema è che al momento non mando cv, non mando lettere di motivazione (cosa dovrei scriverci, poi? Buongiorno, non so il tedesco, sono stata in Germania sì e no dieci giorni in vita mia, ma mi candido per questo posto perché secondo me sono adatta, ovviamente assumetevi voi i costi del trasferimento, grazie. Ah dimenticavo, Viva la Germania!!!), leggo gli annunci e sto ferma.

E dopo cena, dopo essere tornata agli annunci ed ad Apuleio, cosa succede? Dal fiume vengono dei rumori. Li ho riconosciuti subito. Fuochi d’artificio.

L’ultima volta, è stato al mare, siamo usciti da una conversazione confessione al secondo piano di un bar tutto legno e tutto traballante, e ci siamo presi per mano. Il cantante sul palco ha detto: guardate, e noi ci siamo girati verso il mare ed abbiamo corso, mano nella mano, fino al porto, e lì, nonostante ci fosse tantissima gente ovunque, ci siamo abbracciati e c’eravamo solo noi, ed i fuochi erano solo per noi, ed il mare era bellissimo. E tu eri bellissimo. Mi hai stretta ancora più forte e se ci penso, quell’abbraccio è solo tuo e quel momento è solo nostro.

Ed io voglio tornare da te.

Il prima possibile.

(O sul fiume, ci finisco io.)

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