Questa settimana di maggio, quattro anni fa, iniziavo a tenere il blog.
Sono più o meno nella stessa posizione,invece di essere seduta su un divano sono su un letto, davanti a me invece d'esserci mia mamma preoccupata che mi chiede se voglio un altro caffè (per finire la tesi) c'è uno specchio dove io mi guardo con un'aria preoccupata chiedendomi finirò mai la tesi?
Un buon punto di partenza potrebbe essere iniziare a scriverla.
Molte cose sono cambiate da quel maggio 2007, anche se mi ricordo molto bene quel periodo. Ero appena tornata a casa dal mio primo periodo all'estero e per la prima volta mi trovavo a vivere a casa mia senza i miei fratelli. Il fratello era appena partito e Sorellondra era ormai da un annetto in Inghilterra.
Avevo appena iniziato ad amare il caffè americano e la colazione irlandese.
E' stato uno dei pochi periodi in vita mia in cui non avevo in testa nessuno.
Per molti versi, ero ancora convinta di avere sempre ragione, e di essere in diritto di dare la colpa agli altri quando le cose non funzionavano o non andavano come volevo io.
E' stata la stagione in cui ho fatto l'operaia del latino, otto ore al giorno in biblioteca con il pro Archia ed il pro Caelio a farmi compagnia. E' pure morto il prof finchè studiavo (paceall'animasua).
E' stata la stagione in cui ho smesso di fare la santarellina che non beveva mai. La stagione in cui ho scoperto che il mio limite massimo sono sei negroni bevuti a stomaco vuoto.
La prima volta in cui ho scoperto l'ebbrezza e la pericolosità di avere qualcuno innamorato di te ma di cui tu non sei innamorata.
Ero molto incosciente e molto cocciuta. Lo sono ancora, per molti versi.
La notte non riuscivo quasi mai a dormire. Quando ero in città e non dai miei, prendevo la bici di notte e andavo a scrivere. A volte mi fermavo davanti ai monumenti, a volte mi sedevo sulle scalinate di una chiesa.
Pensavo molto e scrivevo tantissimo.
E' stata la stagione in cui ho smesso di leggere poesie.
Vivevo più dentro che fuori e mi sembrava che il fuori fosse tutto sorpassato. Mi sembrava che la colpa di tutto il mio "non riuscire a sentirmi a casa" fosse dell'italia. In realtà avevo solo trovato un nome comodo per un malessere che abbiamo tutti, ma che quando lo ascolti troppo ti porta a fare cose insensate. Ogni posto mi sembrava raggiungibile, ma soprattutto preferibile. La stagione in cui ho deciso senza pensare di andare in Spagna.
La stagione prima di rimanerci due anni.
Per molti versi, mi sembra che questa stagione che sto vivendo ora, con la tesi da scrivere, esami di latino che voglio dare, computer sempre sotto le mani, fotocopie ovunque e precarietà diffusa, sia molto simile a quella stagione.
La differenza sta che ora non do più la colpa a nessuno. Ora so che non devo aspettare nessuno che mi porti via. Che se voglio essere portata via, devo portarmi via da sola, che posso fare quel che voglio ma che la piena responsabilità cade e cadrà sempre solo su di me. Ho i capelli più corti, ma un sorriso più consapevole. Forse, per questo, mi vedo anche più bella.

2 thoughts on “

  1. Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso. E credo che da te non ci scappi neanche se sei Eddie Merckx

    Scusa se mi permetto di pensarlo, ma il tuo racconto sul voler scappare dall'Italia mi ha fatto pensare a questo. Ma anzichè essere scappata mi pare tu ti stia trovando…  E sai dov'è la parte divertente della storia? Anch'io ho un sorriso più consapevole e mi vedo più bello, ma i miei capelli sono più lunghi…

    Massimo

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  2. Ma sai che a me quella frase non è mai piaciuta?
    http://virginiamanda.splinder.com/post/23049398/almeno-credo
    qui mi sfogavo un po' quest'estate proprio su quella frase.
    Ora sono un po' più calma, ma lo stesso continua a non piacermi.
    Io credo che il segreto sia nel conoscere se stessi. Il che, quando uno c'arriva, se mai c'arriva, sta anche nel giudicarsi a posto nel paese di 20.000 abitanti (nel mio caso 600, senza i mila, seicento e basta). Ma sta anche nell'ammettere che quello non è il posto giusto, e voler provare qualcos'altro. Non è per forza scappare, è cercare di avere una vita in cui riconoscersi il più possibile, io almeno la vedo così.
    🙂

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