Dopo due mesi che la inseguivo, che perdevo cellulari, che perdevo schede sim con il numero italiano, che mi disabilitavano il numero turco, che mandavo messaggi da skype, ecco, finalmente oggi sono riuscita a parlare con la mia amica.
La mia amica abita in Italia, e ogni volta che sono in Italia ci vediamo, quando sono via, ci sentiamo. Ma non spesso, però è la mia amica-amica, e so che quando c'è qualcosa di importante glielo devo dire.
E' un'amica-amica, riesco a sentirla e a vederla sempre, anche se non l'ho fatta fidanzare con nessuno della famiglia.
(L'altra amica-amica l'ho fatta fidanzare con mio fratello quand'era ancora giovane da non capire le mie trame, così ce l'avevo in famiglia! Solo che mio fratello, che è il più furbo di tutti, se l'è portata in Africa, e là abitano da mille anni, non permettendomi contatti che non siano skypevincolati, maledetto!)
Parlando con la mia amica, che, avendo incontrato la mia mamma al banco formaggi del supermercato, sapeva ovviamente già tutto, ma siccome è un'amica, c'ha tenuto a farselo ri-raccontare (che poi questa cosa di mia mamma che spettegola è una novità, mamma è la persona più riservata del mondo, se potesse parlerebbe con il linguaggio dei segni – o con le urla, quando è molto arrabbiata- e non riesci mai a capire niente di niente, nè di cosa pensa nè di quando urla, ma negli ultimi anni, ovvero da quando non ci siamo più a casa, si è specializzata nello sport estremo di ogni mamma: parlare del suo argomento preferito, i figlioletti.
E visto che Sorellondra a Londra è da millenni e a Londra rimane, Frarocco è da millenni fidanzato e convive sempre in Africa, su chi si scatenano i gossip? Indovinato!)
Insomma, la chiamo, e dopo le prime quattro cinque risate di contentezza mi dice: "Senti sà, che sò zà tutto! Che gò cattà tò mama al banco formaji al supermercato e ea me gà ditto: Scolta! teo sè vero che ea Virgh gà cambià moroso? No èa stà più col teròn, ea stà con un tedesco, desso!!!".
Ecco, io davanti a questo non so come dovrei reagire, la prima cosa che mi sento in dovere di fare è di recuperare la coerenza narrativa.
Ed ora esporrò, al netto della poesia, i fatti degli ultimi due mesi, ovvero da quando sono atterrata per l'ultima volta in Turchia.
La mia coinquilina, dopo qualche giorno dall'essere tornata a casa mi ha detto: Virgh, oggi sono impegnata fino a tardi a scuola, la puoi aprire tu la porta al mio amico che viene a dormire da noi questo fine settimana? Io ho sbuffato tra me e me, mi sono fatta il bagno, mi sono vestita ed al din don ho aperto la porta.
E mi sono innamorata.
Ed ora, al netto dalla poesia e dallo zucchero, c'è da dire che io però non ero affatto libera di innamorarmi, così, dopo il bagno, aprendo la porta. Ennò.
E che io avevo una chattata tutte le sere da fare, messaggi del buongiorno che arrivavano, regali inaspettati che mi venivano consegnati il lunedì mattina. Io non ero proprio affatto libera di innamorarmi, perchè pensavo che la vita fosse tutta lì. Fosse nel trovare un bravo ragazzo, che ti vuole bene, che ti tratta bene e che tu ti impegni a volergli bene e a non trattar male.
E io non lo sapevo che avrei aperto la porta e mi sarei innamorata per la prima volta in vita mia. E allora ho pensato: se io non faccio niente non succedo niente. Io ora faccio finta che non sia mai successo, io non ho mai aperto la porta. Questo non mi piace. Hai capito cervello? Ho detto che non mi piace! Tu mi piaci ha detto la sua voce però. Non del mio cervello, ma di quello a cui avevo aperto la porta, dopo qualche ora.
Allora mi sono detta, se tu non reagisci, se tu non fai niente, è come se non fosse successo niente. Le chattate, i messaggi, sono continuati. Io, mi sono detta, sono una persona seria, una che s'impegna, una che se dice: ora stiamo assieme, si prende le sue responsabilità, mica butto tutto così.
A Istanbul, una settimana dopo, mi sono appoggiata, aspettando l'ascensore, tra il muro e la sua spalla, e senza a nè bah mi è arrivato un bacio.
Ed io sono trasalita, ho detto NO! E da brava persona seria gli ho fatto presente che non potevo proprio prendermi la responsabilità di innamorarmi e di tutto quello che mi stava accadendo dentro per la prima volta in vita mia, sono un bravo ragazzo, non ti preoccupare, non farò niente.
Ed effettivamente è stato un bravo ragazzo. Ed io in Cappadocia ho sentito una francese sconosciuta che mi diceva si vede che tra voi due c'è qualcosa di speciale, ed io che dicevo no no no no no, no, ho detto no.
Finchè non mi sono decisa.
Ho fatto una telefonata, che è durata tre ore e che in sintesi suonava così: lo so che hai già prenotato il volo e l'albergo, ma mi sono innamorata e credo sia meglio che tu li cancelli.
Questo il succo della storia che mia madre va in giro a raccontare davanti al banco formaggi.

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2 pensieri su “

  1. commediorafo ha detto:

    …perchè pensavo che la vita fosse tutta lì…

    Che frase stupenda, e quante volte, pensandolo, mi sono chiuso delle porte che valeva la pena tenere aperte! Grazie per le bellissime storie di vita vera che racconti!

    Massimo

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