Ci sono cose che pensi di non poter spiegare. Non sai bene che pronome personale usare, se dire io, se dire tu, se dire lui, se dire noi, pensando a tutti quelli che ci sono passati come te o se dire io e basta, pensando che quello che provi tu non lo possa sapere nessuno e non lo possa aver mai provato nessuno.
Non so se succede anche ad altri, io mi rendo conto che incontro delle persone, e poi è tutto un disincatenarsi di pensieri, di conversazioni e di istantanee, e penso che siano uniche, che nessuno le abbia viste e sentite e percepite, e poi quando tutto finisce, quando smetto di incontrarle quelle persone, quando smetto di pensare quei pensieri, di continuare quelle conversazioni, di scattare quelle istantanee, uso dei nomi generici per definire quei momenti, quei pensieri, e abbasso di livello tutto, così tante persone possono dire: eh, si sempre così, eh si, a me è successo proprio così.
Questa storia la potrei raccontare in mille modi diversi, parcellizzando i singoli momenti e le frasi e luccicando le parole originali. Oppure potrei trasformarla in un dialogo anaforico, in cui si ripete sempre qualcosa che incatena, finchè alla fine quel qualcosa svanisce. Oppure potrei usare il pronome "io" per tutto il tempo, parlando di quello che ho pensato quando è iniziato tutto, quello che ho pensato nel mentre, quello che penso ora.
Oppure potrei raccontarla con gli occhi delle mie amiche che ogni volta che parlavo di cose che erano per me ordinaria amministrazione (gesti d'affetto, regali, raggiungersi in luoghi impensabili e con le condizioni atmosferiche più disparate) sbavavano e facevano il tifo.
Oppure potrei raccontarla con lo sguardo disincantato che potrebbe avere su di me il mio primo fidanzato, con quell'espressione da "perchè dai, tanto lo sapevamo tutti che sarebbe andata così, lo sapevi anche tu".
La potrei raccontare in mille modi diversi.
Non so se la voglio raccontare.
Aspetto dieci giorni, prima di aver diritto ad aspettare davanti agli arrivi all'aeroporto di Ataturk ad Istanbul, e prima di aver diritto ad un abbraccio.

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