Ciao, gli ho detto.
Ciao, senti lo so che è tanto che non parliamo, ma dopo essermi ascoltata i prossimi cinque minuti in cui mi parlerai della tua vita e dei tuoi progetti devo dirti una cosa.
Mi è mancata la possibilità di urlartelo in faccia che eri una persona sbagliata.
Eri una persona sbagliata. Non sbagliata per me. Meglio, eri anche sbagliata per me.
Ma adesso che il tempo è passato, lo so e te lo voglio dire. Sei una persona sbagliata. E non perchè sei tu, ma perchè non sei una persona. Non hai un'individualità, ti limiti a fare quello che gli altri fanno, e questo lo fai sistematicamente da quando avevi quindic'anni. Io non so come sia crescere in una grande città.
Forse sei costretto ai soliti vecchi amici, di più, molto di più di quanto saresti in un piccolo paesino come quello dove sono cresciuta io.
Nel tempo che abbiamo passato assieme ho sempre visto le stesse facce passare, la stessa gente, di cui alla fine poco sapevi anche tu.
Nonostante fossero vecchi compagni di scuola, compagni di viaggi, di serate… niente.
Non sapevi niente come loro non sapevano niente di te.
E a nessuno interessava.
Quando qualcuno provava ad uscire dal circolo "ubriachiamoci di calimocho, parliamo dell'ultima peli friki, prendiamo in giro quelli a fianco, dove andremo per le ferie in agosto" eri perso.
Vedevi la vita come una cosa che avresti dovuto trascorrere, ma senza essere mai il protagonista.
Ti sei lasciato convincere prima dai tuoi genitori, poi dagli amici, poi dalle fidanzate che per tutti esista lo stesso percorso, che a trent'anni ci si fidanza seriamente, a trentuno si convive a trentatrè ci si sposa e si figlia.
Non ti importava molto di chi avevi a fianco, purchè stesse alle regole che tu ti eri imposto perchè altri te l'avevano imposto.
Questo ti volevo dire, dopo essermi ascoltata i cinque minuti in cui mi hai detto che ti sei comprato casa e che la stai ristrutturando con la tua lei.
E te lo voglio dire, anche se non cambia niente. Anche se so che dentro di te penserai di essere a posto (non felice, eh). Anche se so che non saranno le mie parole a farti ragionare. Non lo facevano neanche quando io ero la lei del caso, figuriamoci ora, a almeno quattromila km di distanza.
Ma ecco, te lo dico, e sai perchè? Perchè dirti che sei sbagliato non mi fa sentire più giusta, ma mi fa sfogare, e almeno una volta sfogata potrò andare avanti più consapevole di quello che non voglio.

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