Eccomi, ieri compivo gli anni ed ora è già il 22 dicembre. Se ci penso in questo mese mi sono riposata solo le ore in cui stavo lavorando (che, per la cronaca, non sono affatto riposanti, questo giusto per spiegare il mood).
Non so cosa dovrei scrivere, se dovrei raccontare che non ho fatto che dormire in letti diversi e muovermi su e giù per il centro-nord Italia con capatina iniziale e finale nel nord-ovest della Turchia.
Mi sembra di essere una trottola e pur arrivando alle cinque di lunedì mattina in questa casa non ho ancora smesso di girare.
Il tempo di mettermi il piumone nuovo sul letto ed ho realizzato che questo sarà il primo Natale della mia vita che passerò lontana dalla mia famiglia.
Pensavo che sarei sempre riuscita a farlo dai miei, nonostante tutto e le distanze in cui ognuno di noi tre fratelli avesse deciso di vivere.
Eppure no.
Quest'anno torna solo mia sorella, io e mio fratello rimaniamo spaiati in due continenti diversi ma relativamente vicini (solo quattro ore d'aereo, vuoi mettere?). Complice il fatto di vivere in due Paesi mussulmani (ah, Natale sì, qui in Turchia si festeggia il 31 dicembre, m'ha detto una prof l'altro giorno) che la festa grande con i regali i pranzi e la famiglia la celebra a novembre (dai, fratellino, quest'anno abbiamo festeggiato assieme il Bayram invece del Natale, ce lo faremo andar bene lo stesso).
Ovviamente mi viene da pensare che è solo ed unicamente colpa mia, se ogni tanto pisciassi più corto (citazione da una mia amica che ogni volta che pronuncia questa frase mi fa morire) e non volessi far la figa a tutti i costi, mi ritroverei in un Paese cristiano (non dico cattolico, basta cristiano) a non dover lavorare e a festeggiare con la famiglia.
Che poi se uno ci pensa bene tutto quest'ambaradan sarà anche rassicurante ma è una noia mortale. I miei parenti poi non smettono d'indagare su dove sono e cosa sto facendo e se mi vedo con qualcuno, e poi alle mie rimostranze si offendono pure: beh sei tu che hai deciso di andare via, non t'aspetti che poi gli altri ti chiedano? Come se le mie scelte dessero a tutti il diritto di chiedermi ma soprattutto quello di sentirsi rispondere…
Mah.
Una volta, ero in terza media, e avevo deciso di tagliarmi i capelli, che allora avevo lunghissimi fino al fondoschiena. Avevo fatto un taglio cortissimo, ed ero pure abbastanza soddisfatta.
Ma non mi interessava che gli altri (escluse le mie amiche ecco, o magari chi mi piaceva) se ne accorgessero. Entra in classe la prof d'italiano (una donna bravissima, per carità, ancora adesso me la ricordo come una delle mie insegnanti migliori e quando la trovo mi fermo sempre più che volentieri a parlarle) e mi dice: dai, Virgh, fatti vedere, ma che taglio hai fatto, ma dai, ma ti sta bene, dai non ti sta male, ma girati, ma fatti vedere di profilo… e mi ricordo d'averla guardata come un'aliena e averle detto qualcosa (non ricordo le parole precise) come: mi sta imbarazzando Prof, si va bene, ho tagliato i capelli, ma possiamo fare finta di niente? E mi ricordo che mi ha guardato stupita e mi ha risposto: non puoi farti un taglio di capelli così e poi pretendere che gli altri non ti chiedano niente.
Cioè, hai capito?
a me questa frase m'è risuonata in testa per tantissimo tempo. Mi rimbomba ancora se ci penso.
Hai capito come funziona?
Tu non puoi fare delle scelte fuori dall'ordinario e poi pretendere che gli altri non ti chiedano niente.
In questo c'è un po' di tutto che si mischia.
Tutta la mia persona entra nel calderone e fa un bel giro di mestolo.
C'entra il mio imbarazzo, la mia timidezza, la mia insicurezza di non sapere mai dire la cosa giusta nel momento che lo richiede, la scarsa conoscenza dei protocolli, la voglia di fare comunque sempre la battuta che metta a proprio agio, la mia soglia di riservatezza bassissima, che permette a tutti di sapere tutto su di me, ma fino ad un limite bassissimo, che però non lascio passare da nessuno, la mia voglia di fare e di girare e di vedere e di sperimentare e poi magari di confrontarmi, ma anche la paura di essere giudicata, il coraggio ma anche la paura del dovercela fare sempre del non essere mai un pelo più in giù delle mie aspettative, la pazienza che richiedo a chiunque mi si avvicini di appena un centimetro in più rispetto agli altri, il bisogno di essere guardata ma anche quello di passare inosservata.
Ecco, c'era tutto in quella mattina. Anzi no, quella mattina non c'era un bel niente, ma ora che è passato il tempo ed è così che sono diventata, ci butto dentro un po' di proiezioni.
Insomma, il Natale a pranzo con i parenti è uno sfinimento per la mia anima, che si sforza di essere carina e sorridente con tutti ma che ogni tanto vorrebbe essere lasciata in pace.
Però a Natale ci sono poche cose che mi piace fare, pochissime, e una è abbracciare la mamma, una è abbracciare papà, una è abbracciare mia sorella e una è abbracciare mio fratello.
E quest'anno non lo posso fare.
E siccome non ho capito dove ma mi sembra sia colpa mia mi rode. Mi rodo. Mi rode tantissimo.

2 thoughts on “

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...