Fuori piove, tira tantissimo vento e sbatte ferocemente sulle tapparelle.
E siccome "era una notte buia e tempestosa" è da sempre un inizio gettonato per i racconti, chi sono io per esimermi?
Ho tante cose che mi frullano per la testa, e non hanno ancora trovato una loro dimensione compiuta, per cui le stendo, qui, come i panni senza mollette, e magari prima o poi si stirano da sole.
Ho a che fare ultimamente con persone e situazioni che da un po' non mi capitavano più, ed alcune anche inaspettate e allora sento tutto un rimescolìo interno di ragioni ed opinioni (mie!) che da tempos e ne stavano sotto e non volevano uscire allo scoperto che poi tanto fuori fa freddo, si ammalano e perdono la voce e poi tanto fuori, non c'è nessuno ad ascoltare.
Mi sono rotta di:
questo, questo, questo, questo, questo, questo, questo, questo e questo. Volete andare all'estero, andateci. Volete rimanere in Italia? Rimaneteci. Ma non rompete le b***e col fatto che all'estero lavorate e vivete da sceicchi ed in Italia no. Forse dovete solo essere più bravi. Forse solo all'estero vi possono valorizzare perchè si lasciano abbindolare e in Italia sono più scafati, capendo la vostra lingua. però basta. Non è il luogo perfetto dove vivere, ma potrebbe essere molto più imperfetto.
– ho voglia che mi rimbocchino le coperte.
Punto.

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