Stasera ho voglia di scrivere.
E' successo che ieri sera siamo uscite, io e la mia coinquilina rumena.
L'ho detto che ho una coinquilina rumena? Insomma, ho una coinquilina rumena, ed è la benedizione più grande che questo posto mi abbia regalato finora.
E' sempre sorridente e visto che io ogni tanto (diciamo pure ogni giorno) soffro di sindrome "mi manca pizzaspaghettimandolino e soprattutto il mandolino" molto più di quanto abbia mai avuto in vita mia (diciamo pure MAI avuto in vita mia) (diciamo pure che i posti dove sono stata prima passavano sotto il nome di Unione Europea) (e diciamo pure che in linea generale tendo a trovarmi il ehm mandolino in loco, o a mollare il mandolino italico a non più da un mese di presenza nel territorio straniero) (non so se l'ultima frase la tengo, magair la cancello in fase di rilettura) (se rimane vuol dire che non ho riletto, ehi tu, proprio tu che stai leggendo e pensi che stia parlando di te e fai un sorriso da qua fin qua, vedi di smettere subito di sorridere, non sto parlando di te, sto parlando ehm… in generale, ok???) (ecco, l'ultimo scampolo di dignità se n'è appena partita su una capretta montana diretta ai pascoli dell'Anatolia Centrale) avere lei che sorride tira su anche me, e poi non sa cucinare, è alla sua prima esperienza fuori casa (e proprio in Turchia tesoro santissimo dovevi venire?) e allora io mi diletto e faccio le paste, le zuppe, le pappe al pomodoro, le colazioni all'irlandese, i tiramisù, gli aperitivi con la famosa birra Efeso. (Il fatto che ora tu che stai leggendo e non ti sei ancora levato dalla faccia quel sorriso abbia cambiato espressione pensando a tutti i kg che accumulerò mal corrisponde a quella cosa detta solo per conquistarmi per cui di me ti piace soprattutto l'intelligenza) (ma tanto non sarai mai arrivato a leggere fino a qui, quindi ah-hà, tornerò in Italia rotolando e facendomi spingere giù dalle Alpi, speriamo di riuscire a fermarsi in Pianura Padana e non rimbalzare e ritrovarmi tipo in Sicilia)
Si diceva comunque che ieri sera siamo uscite, dopo aver fatto l'aperitivo a casa con la birra Efeso (prima settimana: no magari non la compriamo che qui al supermercato ci conoscono, magari poi pensano male, siamo cristiane e pure sbevazziamo, seconda settimana: in autobus si apre la busta della spesa e rotolano copiose e felici le lattine di birra – Efeso, ci teniamo a ricordarlo- davanti agli astanti, mamme che coprono gli occhi ai bambini, vecchi che alzano i bastoni contro noi peccatrici, scendiamo con il sorrisone più fasullo del mondo; ieri, al supermercato sotto casa io rivolta alla coinquilina che m'aspetta fuori: Ugaaaa!!! [Nome di fantasia] Ugaaaa!!! Le abbiamo finite le birre vero??? Ne prendo un po'!!! (Ci teniamo a ricordare che mentre tutte le parole turche sono indoeuropamente INCOMPRENSIBILI in quanto uraloaltaiche, birra si dice bira, esatto, come in veneto) siamo uscite.
La domanda più gettonata in casa nostra è stata: ma dove vanno i gggiovani della città??? Che, per comodità e per fare un omaggio ad un mio amico che non sa pronunciare il nome chiameremo Calabusur.
Quindi: – Uga, dove vanno i ggiovani di Calabusur??? oppure: – Virgh, dove andranno i gggiovani di Calabusur???
La settimana scorsa eravamo andate in avanscoperta, avevamo visto dei posti con un'insegna luminosa e la scritta "Canli" [da leggere gianlè che non è un soprannome del tuo amico Gianluca, ma indica musica dal vivo] ma sono tutti o nei seminterrati o nelle terrazze e bisogna entrare in questi accoglienti edifici grigi del centro, fare delle scale a chiocciola unte e scricchiolanti e suonare… insomma, non esattamente il localino tranquillo dove sorseggiare il proprio cocktail.
Tanto più che la gente che conosciamo c'ha raccomandato di non entrare in quei posti solo noi due, andate in gruppo, andate soprattutto con uomini, che due donne da sole, qui, insomma, lo sapete.
All'ennesima caffetteria senza la minima presenza di alcool sul listino io però mi sono ribellata ed ho detto: UGA, senti qua.
Non credo dentro si trovino i giovani turchi a fare le gare di tiro e che ci troveremo in pericolo. Il pericolo più grande in un cui possiamo imbatterci è che due giovani aitanti del posto ci offrano un drink alcolico. Io non so te, Uga, ma io sono più che disposta a correre il rischio!
Uga approvava e rideva.
E allora su per queste scale di legno, dentro ad un edificio abbandonato però in centro, attenta ai gradini, secondo me si scivola, a chiocciola, poco illuminate, le porte sbarrate, e sali e sali e sali, porta di legno, bussa.
Apre stò pezzo di giovane da un metro e ottanta (tanto tu hai già smesso di leggere vero?) (se invece non hai smesso sappi che non era niente di che, e poi non c'ho parlato molto, ma di sicuro non aveva la tua ehm… perspicacia) biondo cenere, barbetta e occhio verde, jeans e t shirt scanzonata.
Ci apre la porta. salutiamo ("ciao pezzo di giovane, puoi lasciare il tuo numero sullo scontrino e portare un amico) (no, non è vero, l'ho solo pensato) (anzi no, volevo dire che l'ha pensato Uga), entriamo.
Posto stile antro spagnolo (che sarebbero i pubettini piccoli in centro tra Plaza dos de Mayo e Chueca) ma con una grandissima differenza.
Dunque, un'italiana, mettiamo pure ecco, un esempio: io, in Turchia viene colpita da una cosa subito, appena atterra: le bandiere. Noi non mettiamo bandiere alle porte, alle finestre, nei luoghi di lavoro, a meno che non giochi la Nazionale. Qui no, ovunque trovi la bandiera rossa con la mezzaluna e la stella. Non c'è scampo. E due giorni fa era pure la festa della Repubblica. Un bijoux.
Ecco, la bandierona alla finestra era usata per tappare la finestra da sguardi indiscreti. (Ma cosa tappi e cosa indiscreti che siamo all'ultimo piano???) nessun'altra finestra. Nessuna luce accesa.
Tavolini verso i quali ti muovi a fatica (per fortuna c'è il pezzo di giovane che ci guida) e due o tre lucette stile lucette di Natale vicino al palco che illuminano male e blandamente il giovane barbuto turco che canta accompagnato da un tizio alla chitarra ed uno ad una specie di bongo.
Ci sediamo con la faccia da paralisi.
Stiamo sorridendo come due cretine.
Io guardo Uga e Uga guarda me e siamo così felici: i gggiovani a Calabusur escono, vanno nei posti, broccolano, si divertono, e forse non bevono solo acqua!!!
Si avvicina il pezzo di giovane (uso il nome d'arte, terrei a precisare a te che leggi – ma che comuqnue avrai già smesso da mò, che non era affatto il mio tipo) per chiederci cosa vogliamo bere.
Chiedo se parla inglese (terno al lotto, qui non lo parla nessuno).
Dice Of course!
Ah, pezzo di giovane, ti vogliamo già bene!!! (Non è vero, è pura finzione narrativa)
Guardo Uga, Uga mi guarda, alzo entrambe le sopracciglia verso di lei, come l'Orso Bear della grande casa blu e lei alza le sue verso di me e mi accingo a fare la domanda maledetta, la domanda che non puoi fare, che qui è meglio se fai finta di non voler niente, meglio se taci.
Lo guardo con una faccia da tossica in crisi d'astinenza e dico:
Avete alcol?
Of course che ce l'abbiamo, dice il pezzo di giovane a due che ormai hanno gli occhi a cuoricino (Uga nel frattempo ride pure) abbiamo la Birra Efeso!

E la vodka!
E vabbè via, giovane, porta due bionde Efeso!!!
Incredule e felici, si beviamo la nostra birra Efeso, mentre osserviamo due turche (fanciulle del luogo, non due sanitari) che ballano in pista, e nel buio ci sono pure delle coppiette che pomiciano (che poi si dirà pòmiciano o pomìciano? Mah).
Felici, finiamo la Efeso media, paghiamo e ci sentiamo invincibili.
E dopo la birra bevuta in un locale pubblico, oggi ho cucinato le farfalle con la pancetta, ho il satellite con cui becco non solo la rai ma pure TeleVicenza e Salento Tv, insomma, che mi manca?
(Pizzaspaghettiemandolino, direi, e soprattutto il mandolino.)

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