Resto sempre stupita quando la gente mi chiede cosa ho fatto finora, e dove sono stata.
Resto stupita del loro stupore.
Pensano che io sia brava.
Io non credo d'essere così brava. Se fossi brava avrei un lavoro in Italia.
Non che mi sia sforzata per ottenerlo, c'è da dire. Avevo voglia di girare, ero impaziente di iniziare subito.
Forse non sono così brava per poter lavorare in Italia.
O forse in italia ci vuole troppo tempo per iniziare a lavorare.
O forse è colpa nostra, che andiamo all'estero a fare i fighi.
E quando restiamo in Italia ci lamentiamo.
E quando andiamo via ci guardiamo sanremo in streaming.
Insomma, il fatto è che se resti ti devi adattare al sistema. Ed il sistema l'hanno fatto i tuoi genitori, ed i genitori dei tuoi genitori, e gente che tu hai votato, o gente che i tuoi genitori hanno votato, o gente che gente che conosci ha votato.
Ti senti responsabile di quel sistema, ci stai dentro sbuffando, come da adolescente nella casa dei genitori. E' loro, è anche un po' tua, ci stai ma vorresti andar via. Però ci stai.
Quando vai via, il sistema non ha più nessuna tua partecipazione di responsabilità. Altri l'hanno votato, l'hanno messo in piedi, ci lavorano. Sei ospite.
Ed in quanto ospite, perdi ogni diritto di lamentela.
Per questo motivo io mi posso lamentare di un membro della mia famiglia, del mio lavoro, della mia regione, della mia università, tu no. Perchè sei ospite.
E quando vai all'estero perdi il diritto di lamentela.
Ciò non significa che tutto ti vada bene. Ma te lo fai andar bene, perchè "qua funziona così". "Ah, in Italia è diverso". "Diverso come?" E non rispondi.
Se rispondi potrebbero dirti: "e allora perchè non sei in Italia?", quello che gli italiani dicono agli stranieri insomma, ogni volta che qualcuno prova a dire che i paesaggi in Romania sono splendidi, che la Moldavia come mi manca, che in Serbia mica ci spariamo. "Perchè non ci torni?". E tu, zitto.
Sai di non poter parlare.
Ho detto "diverso", non ho detto meglio. Non ho detto peggio.
L'unica differenza sta nella responsabilità che mi sento addosso.
All'estero sono una straniera, un po' mi si guarda con affetto, o con compassione, un po' mi si può perdonare, sai l'accento, sai la lingua, sai magari non lo sa.
In Italia no.
Non puoi essere perdonato come italiano in Italia.
Fai, lavori, e ti tormenti. E voti.
In Italia, quando ci sei, sei il doppio responsabile. Non ti si perdona nulla. Ed è giusto così.
Per quello credo che riuscirò a stare in Italia solo quando saprò accettare con serenità questa responsabilità.
Per il momento, prendo un pullman collettivo in cui le file sono separate tra uomini e donne, vado al negozio di telefonia a registrare il mio telefono che il Ministero della Sicurezza mi ha bloccato in quanto non cittadina, e poi magari mi prendo il biglietto della corriera per domani, che qui i treni non sono affidabili.

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4 thoughts on “

  1. humm… non mi hai mica tanto convinto, sai? nel senso: io qui mi sento irresponsabile, nel senso che a volte penso che dovrei essere in Italia a far marciar le cose meglio ma non mi sento complice e colpevole quando son in Italia…comunque scappo allastazione perché neanche qui i treni son affidabili, quando c'è la grève… 😉

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  2. Io infatti non mi sento complice o colpevole quando sono in Italia, però mi sento responsabile. Quello è un sistema che dipende anche da me… che alla fine è lo stesso che dici tu.Ah, la grève, non mi parlare della gréve, per colpa della quale persi un aereo… 😉

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