Domani alle 16.55 sarò seduta su un vettore in direzione Istanbul.
La valigia mi guarda sconsolata.
Lascio:
– un'amica ritrovata e tante risate, una testa che si accoccola sulla sua spalla e chiede: mi verrai a trovare? Una risata che scoppia e dice: da quanto te la tenevi questa domanda?
– un libro nelle mani giuste, un bacio, un abbraccio e tante altre cose che non si possono dire, che non hanno un nome e che non lo vogliono trovare, mentre i sassolini scricchiolano sotto le ruote della macchina le labbra tirano un sorriso i denti mordono per non far vedere che gli occhi ridono, mentre i pensieri spariscono…
– una mezzaluna sopra il pino davanti a casa dei miei, mentre le campane suonano, la televisione scodinzola, la mamma sposta una sedia ed è pronto il pollo
– otto valigie non ancora aperte ai piedi del letto che chiedono giustizia
– un caffè bevuto con la consapevolezza che anche stavolta non è per sempre, che dopo anni e anni e anni di abbracci e spostamenti, di saluti e di tenerezza, quando te ne vai non dici mai addio.
– l'Italia e le sue notizie al telegiornale, le miss Italia che sfilano e sorridono tirate, le persone che camminano urlando al telefono i loro impegni per sentirsi importanti, le commesse che ti squadrano dandoti una taglia che non è la tua, e quelle che ti danno una più piccole dicendoti che secondo loro ti va bene, le impiegate delle banche che appena sorridi ti raccontano l'ultima vacanza ed i progetti per il futuro, la vicinanza di mamma e papà a sole due ore di treno, gli amici che ti passano a prendere anche quando non glielo chiedi solo perchè sanno che tu hai bisogno e non glielo chiederesti mai, i concerti di sera, i comizi sballati dei politici che hanno già cambiato mille volte opinione e l'ansia terribile dei seguaci che la cambiano più spesso di loro, la gente che critica l'Italia ma non si muove, la gente che critica l'Italia ma si muove, la gente che si muove e non critica, la gente che lavora, la prof di latino che continua imperterrita a lavorare nonostante le riforme, le gelmini, le ore da sessanta e la nuova preside, i prezzi delle birre troppo alti, i prezzi della coop molto bassi, l'avere sempre la macchina sotto al sedere e lamentarsi che non ci siano abbastanza parcheggi, gli sguardi ai semafori, gli sguardi sui tram, gli sguardi per strada, le feste improvvisate negli appartamenti, i vicini che si lamentano che domattina loro devono lavorare, le amiche che non si conoscono tra loro e che dopo un quarto d'ora potresti andartene tu, la famiglia non solo al telefono, le amiche che prendono il treno e ti vengono a trovare, le telefonate stupide passate a non dire niente e a dire tutto, le biblioteche sempre piene, le macchinette del caffè con la fila, le fighette che camminano per strada col broncetto, l'anoressia imperante in qualsiasi luogo, le canzoni stupide cantate per radio e le radio intelligenti che non ti stancheresti mai di ascoltare, che quando stai pensando ai fatti tuoi ti mettono a sorpresa un cosa penserai di me di pino daniele e ti riconciliano con il mondo, gli sconosciuti che ti scortano fino a casa per paura che tu possa trovare altri sconosciuti per strada meno benintenzionati di loro, i complimenti fatti dal portinaio, i commenti sull'ultima puntata di ics factò, le riviste con la Ventura in copertina, i casi nazionali di belen e corona, le nuove mode di cui parla studio aperto, sparlare del sindaco, anche quando non è il tuo sindaco, sparlare di Zaia e sapere che nella tua regione lo vota l'80%, la sopressa veneta, i cappelletti, i pomodorini dell'orto della mamma, i miei libri, tutti i miei libri in un unico posto, il sorriso del professore che ti da del tu, la complicità con il sistema tutto sbagliato ma alla fine sopportabile, il conducente dell'autobus che ti dice di non pagare il biglietto che tanto controlla lui, l'impiegata alle poste che ti parla in veneto…

Troverò:
– …?

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