FORTUNA

Erano giorni che volevo parlarne, volevo scriverne, ma non trovavo le parole con il peso giusto.
Poi ho letto lei, qui ed ho capito che era arrivato il momento.

Ho sempre cercato di circondarmi di persone buone, che sorridessero e che capissero.
Poi, un po' alla volta, a partire da gennaio, e con un bel botto finale dieci giorni fa, ho capito che alcune di loro non erano così buone.
Mi sono sempre rifiutata di credere a quella parola che ti dicono fin da piccola: invidia, perchè sono così sconclusionata ed incoerente nelle mie scelte che non ho mai creduto alla possibilità di scatenare l'invidia di qualcuno.
E allora mi chiedo: perchè?
Perchè le persone che io credevo vicine si sono sentite in diritto di montare un tribunale sui miei atteggiamenti e sulle mie intenzioni e sui miei comportamenti?
So di non essere perfetta da sola, e da sempre ne ho fatto un vanto comico con i miei amici e le mie amiche.
Che bisogno c'era di attaccarmi in uno dei giorni più fragili dell'ultimo anno?
Mi sembra evidente che ho fatto delle valutazioni sbagliate, ma se faccio male i conti l'unica che alla fine paga sono io.
Che bisogno c'era di buttarmi in faccia delle cattiverie coprendole con il nome dell'"amicizia"?
L'amicizia è un rapporto tra due persone che si sostengono e si aiutano e si amano, ma troppo spesso viene scambiata per un'autorizzazione a ferire l'altra persona usando confidenze ed intimità.
Non ho mai chiesto a nessuno di risolvere i miei casini, nei miei casini ci sguazzo da dio e se mi lamento lo faccio per alleggerire la vita degli altri, per ridere, per esorcizzare le paure e per cercare di trovarci il lato comico.
Perchè allora le persone sono cattive?
Io ho cercato (senza reputarmi per questo migliore degli altri) di ascoltare e confortare gli amici che si rivolgevano a me cercando un consiglio o un aiuto o una spalla. Partecipando alla gioia se tutto si risolveva o cercando di sollevare il morale se tutto peggiorava.
Perchè allora perchè alcune persone che ritenevo vicine ed amiche nel momento in cui mi hanno vista felice hanno sentito il bisogno di demolirmi e nel momento in cui mi hanno vista fragile hanno sentito il bisogno di ferirmi?
Allo scopo di vedere se crollava tutto? Per un interesse antropologico?
Io non riesco ad odiarle, ad arrabbiarmi, ad insultarle. Perchè mi sembra tutto così privo di senso.
Siccome non ne capisco il motivo, mi tengo a bordocampo.
Non ho nessuno interesse a demolire gli altri, i loro successi, le loro vittorie, perchè non me ne viene nulla.
In che modo una caduta di una persona dovrebbe riuscire a far sentire meglio me?
Eppure per alcune persone il fatto di vedermi triste era di gran consolazione.
Spero un giorno di arrivare a capirlo.
Anche se sono felice di non avere una conformazione caratteriale tale per cui per essere contenta io abbia bisogno di vedere stramazzare al suolo qualcuno.
Felice, magari cretina, eh, ma felice.
O fortunata, ecco.

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